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Arte & Dintorni: I dipinti dell’eternità PDF Stampa E-mail
giovedì 20 dicembre 2007

arte_delleternita.jpgdi MARCELLO MOTTOLA

 

Germania - La Bucerius Kunst Forum di Amburgo ha aperto per la prima volta al pubblico la mostra “Malerei fur die Ewigkeit, die graber von Paestum- Dipinti per l’eternità, le tombe di Paestum -, visitabile dal 12 ottobre 2007 sino al 20 gennaio 2008. In mostra vi sono circa quattrocento lastre, tutte provenienti dalle cento tombe dipinte, conservate abitualmente al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, uno tra i più importanti musei archeologici italiani.

L’esposizione, curata dall’archeologo classico Andreas Hoffmann, responsabile amministrativo del Bucerius Kunst Forum di Amburgo e direttore dei progetti di arte e cultura della Fondazione Zeit Ebelin und Gerd Bucerius, è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Istituto Italiano locale di cultura.

L’istallazione invece è stata realizzata da un comitato scientifico costituitosi per l’occasione che ha visto diverse professionalità in campo. Come consulente per il montaggio e per l’allestimento delle opere, nonché esperto restauratore, Fabiano Ferrucci sottolinea che “la mostra si presenta come un importante evento di riscoperta delle pitture lucane e come il giusto proseguimento ai lavori di restauro avvenuti in questi anni”.

Quando si pensa a Paestum si è soliti associarla immediatamente alla Magna Grecia, la memoria fa rivivere i templi, da quello di Athena a quello di Hera, che formano uno dei principali parchi archeologici d’Europa già patrimonio dell’umanità dal 1988. Ciò che in pochi conoscono è una realtà allo stesso modo eccezionale sia per importanza storica che per rilievo artistico, difatti Paestum conserva le uniche testimonianze di pittura che possono sottolineare gli sviluppi avvenuti nell’arte antica all’incirca 2400 anni fa.

Considerato che nel corso dei secoli le opere pittoriche degli antichi greci sono andate perdute e che solo in rari casi è stato possibile, come ad esempio nella pittura vascolare, analizzarne le varie tipologie decorative, le immagini dipinte dai lucani costituiscono il più grande esempio per poter valutare l’evoluzione dell’arte pittorica classica. 

  arte_dell_eternita.jpg

La visione degli affreschi lucani presenta elementi di commistione dovute alla reciproca influenza stilistica avvenuta tra i greci ed il popolo italico e risiede proprio in questo elemento l’importanza delle tombe di Paestum, unica testimonianza sopravvissuta al decorrere del tempo.

I Lucani erano una popolazione appartenente al ceppo indoeuropeo che giunse all’incirca nel V secolo a.C. nella terra che da essi prese il nome di Lucania, un territorio genericamente compreso tra i fiumi Sele, Bradano, Laos e Crati.Gli usi dei lucani erano in simili a quelli delle altre popolazioni sabelliche: abitavano in città poste su alture e vivevano prevalentemente di pastorizia e d’agricoltura.  

 

Come in tutte le civiltà avanzate dell’antichità, anche i lucani avevano una profonda percezione della morte e dell’oltretomba che giocavano un importante ruolo all’interno della società. Ma i loro sepolcri, a differenza delle piramidi dei faraoni, delle tombe dei greci e dei romani, non venivano intese come celebrazione per i posteri, anzi, esse venivano sigillate per l'eternità in seguito alla sepoltura.

Le pitture, presenti all’interno delle quattro lastre di pietra che costituiscono la tomba, venivano concepite per una specifica funzione simbolica: l’accompagnamento ai morti nel loro cammino verso l'oltretomba.  I frammenti parietali in esposizione mostrano scene tratte dalla vita della società nobile dei lucani, ma soprattutto scene di rituali funebri come testimoniano due opere in mostra: “Tomba del grande Corpo” (in foto), una tomba femminile del 320  a. C. e la “Tomba del Guerriero Nero”, una tomba femminile del 340  a. C..

La mostra, la prima dopo la loro riscoperta nel 1960, le presenta nel loro contesto originale sottoforma di una necropoli, dando allo spettatore un interessante squarcio della realtà del tempo (in foto).  La seconda parte dell’esibizione è dedicata ai templi di Paestum. Questa sezione accoglie un gran numero di  dipinti: i disegni e gli acquarelli realizzati tra il XVIII  ed il XIX secolo, tra di loro spiccano i preziosi disegni di Giovanni Battista Piranesi.  

Le varie tipologie di lavori presentati dimostrano come le rovine, rimaste nascoste tra boscaglie e paludi fino alla metà del XVIII secolo e riportate nuovamente alla luce dalla costruzione della strada verso Sud, voluta da Carlo III, abbiano cambiato il costume dell’epoca e influenzato la visione dell’archeologia e dell’architettura classica.  

Per maggiori informazioni:

www.buceriuskunstforum.de  e  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 


Commenti (1)
21-12-2007 11:43
benissimo!
queste pitture sono tropo importanti da vedere! Anche il sitio archeologico 
Avevo stato al 2001, e sono queste dipinti un essempio mostrato per me alle mie clase alla universitá... indescriptibile! 
www.cristinamanganiello.com.ar
Scritto da cristina manganiello

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