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Lo spirito europeo e il movimenti del potenziale umano PDF Stampa E-mail
sabato 10 novembre 2007

arnold keyserling.jpgdi ARNOLD VON KEYSERLING 

Il filosofo Arnold Keyserling, scomparso nel 2005,  fu dal 1946 alla guida della Scuola della saggezza di Innsbruck, in continuità con il lavoro di suo padre, Herman Keyserling. Questi aveva fondato, nel 1920, la Scuola della saggezza di Darmstadt, il cui punto di partenza era, in uno stile profondamente anti-accademico, la conciliazione tra occidente ed oriente, conoscenza e vita, sviluppo personale ed attività sociale, per un radicale rinnovamento, in risposta alla crisi culturale e politica dell'occidente. La lezione dei Keyserling ebbe un enorme influenza sulla cultura di Weimar ed é stata la base della filosofia artistica europea del XX secolo.  

Nel Giugno 1979 in collegamento con la tradizione della American Association for Humanistic Psychology-AHP, Arnold Keyserling, Antonio Mercurio, Jean Michel Fourcade, Jerome Liss, Michele Festa, Raffaele Cascone ed altri diedero vita a Ginevra, all'Associazione Europea di Psicologia Umanistica - European Association for Humanistic Psychology EAHP.

Questa che segue é la conferenza inaugurale alla Cité universitaire di Ginevra in cui Keyserling, prevedendo con grande anticipazione le sfide della globalizzazione, descrive in modo magistrale i fondamenti dello spirito dell'Europa, nonché le potenzialità  culturali  che é chiamata ad attualizzare allorché, fedele alle sue premesse, si presenta all'appuntamento del dialogo con la cultura americana, con le culture asiatiche e con le medio orientali che guardano all'Europa  come portatrice storica della possibilità  di realizzazione  della piena dignità umana e dello sviluppo  personale.

(Raffaele Cascone) 

 

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Lo spirito europeo e il movimenti del potenziale umano

di ARNOLD VON KEYSERLING

Parlare del "Movimento del potenziale umano" e del suo ruolo in Europa, equivale a riferirsi allo "spirito europeo" perché, a differenza dell'India, della Cina e dell'Islam, l'Europa, a partire dalle sue radici greche, ha sempre creduto all'evoluzione personale come base dell'esistenza. Soltanto da tre secoli, da quando il periodo borghese é iniziato, regna un ordine più statico, ed é soltanto da circa cinquant'anni, che siamo in un epoca veramente  ideologica, basata sulla polarizzazione tra socialismo e capitalismo, fatto che non ha in realtà niente a che fare con la base dello spirito europeo, ciò che é stata l'Europa in tutte le epoche.

È per questa ragione che vi parlo di due tradizioni:

da una parte le differenti tappe della religione, dall'altra dell'idealismo, cioé il periodo tra Kant e Nietsche, perché voglio mostrarvi come le scoperte di questi filosofi hanno influenzato fortemente l'inizio del "Movimento del potenziale umano".

La religione

Che cos'é la religione ? La religione, come é diventata dopo Gesù Cristo, é la chiesa. La religione delle origini invece ha lo scopo di ritrovare il legame perduto con la natura:

l'animale é governato dai suoi istinti; l'uomo, dal momento che ci sono due parametri, cioé la tradizione socioculturale e l'eredità genetica, é situato tra una vita intellettuale e razionale da un lato ed una vita che ha perduto i legami con la natura dall'altro.

Nel mito del paradiso, Adamo, dal momento che ha preso la mela all'albero della conoscenza, ha dimenticato di mangiare, perché non é stato abbastanza svelto, la mela della vita. E' quello che stiamo per fare noi adesso:

ritrovare sottoforma di intenzionalità la connessione con la natura, quella connessione che gli animali hanno istintivamente.

Che cosa vuol dire intenzione? Vuol dire che, se il desiderio non é soddisfatto, mi va male. Ma intenzione vuol dire che, se il desiderio non sono riuscito a soddisfarlo in un modo, cerco di soddisfarlo in un altro. L'intenzione é la facoltà  di identificare sé stessi con degli scopi.

Ma da dove vengono questi scopi?

 

Se gli scopi vengono dall'uomo stesso, sono semplicemente delle motivazioni: se qualcuno scrive un libro per diventare famoso certamente  anche questa é una motivazione. Bisogna allora che l'uomo recepisca le sue intenzioni come delle ispirazioni.

Allora l'apertura verso l'ispirazione, verso la sorgente dell'universo, é la base della religione antica, sia dello Yoga indiano che della religione latina.

Nella religione vi sono quattro tappe:

La prima tappa é la religione dell'oracolo, come la troviamo presso i Greci, i Celti ed i Latini: l'uomo cerca di comprendere la volontà divina o la volontà dell'evoluzione, attraverso degli elementi che sono normalmente sottomessi al caso.

La seconda tappa é caratterizzata dal fatto che appaiono degli uomini che sono chiamati, dall'antropologia culturale, "eroi culturali", vale a dire uomini che hanno tracciato un cammino.

È la religione  profetica: qualcuno, che é un'incarnazione divina o che é venuto dalla terra ed é un eroe, ha trovato il cammino verso il paradiso, verso la liberazione. E la sua vita e le sue parole costituiscono un insieme della religione profetica, un insieme che dobbiamo seguire per arrivare a ciò che lui ha promesso.

Nella prima religione, che possiamo chiamare quella dell'oracolo o religione magica, c'é la libertà, poiché, come dice Eraclito, l'oracolo di Delfo non vi forza, fa soltanto allusioni e sta a voi coglierle.

Don Juan di Carlos Castaneda dice: in ciascun momento della vita, la natura ci parla, e se siamo aperti ad ascoltarla, in quel momento comprendiamo il prossimo passo da compiere.

I Cinesi nell'I-KING hanno un metodo, che per loro é la legge stessa della natura, per meglio comprendere gli oracoli. Ma, fondamentalmente, non c'é differenza tra l'oracolo cinese e quello greco, poiché entrambi appartengono alla religione e non alla superstizione.

La religione é basata sulla concezione che noi siamo capaci di essere in contatto con la trascendenza. Un uomo che non é capace di farlo é semplicemente un uomo che non ha raggiunto la sua maturità, secondo tutte le tradizioni antiche.

Ora, nel quadro della religione profetica, vi sono delle persone che tentano, non solo imitando e seguendo il loro maestro, ma comprendendo la struttura dello psichismo, ad arrivare essi stessi alla liberazione. Questa é ciò che chiamiamo la religione mistica.

La religione mistica, dal punto di vista dell'evoluzione, é più alta della religione profetica. Esiste nel quadro di tutti i testi, di tutti i libri. La mistica mussulmana, vi consiglio di leggere il libro eccellente sulla filosofia islamica di Henri Corbin, prende gli stessi testi, che per un Sunnita sono delle semplici leggi, come delle metafore dell'evoluzione personale. E poiché le religioni profetiche sono esclusive e combattive, la mistica mussulmana, giudea, cristiana, indù e taoista mostra esattamente gli stessi concetti.

Gli indiani lo chiamano il cammino dalla molteplicità all'unità interiore:

é trovare in sé la coscienza che é al di fuori del tempo, che é nel momento e, contemporaneamente, nell'eternità.

Ma se la religione mistica diviene politica può diventare molto pericolosa, poiché non tutti sono dotati per la mistica: é forzare delle persone a prendere un cammino che non gli si confà; inoltre nella mistica c'é il grande pericolo del transfert nel negativo anche se lo scopo della mistica é di raggiungere la luce interiore, di andare al di là delle motivazioni. Allora, se seguiamo qualcuno nel cammino mistico e c'é il transfert, vale a dire qualcuno che si lascia prendere in carica da qualcun altro, e c'é della negatività, anche noi  seguiremo queta negatività.

La quarta religione é la religione gnostica.

La religione gnostica é arrivata in Grecia nell'epoca ellenica allorché i Greci si son detti: ora che possediamo i concetti che ci permettono di comprendere la realtà, cerchiamo di utilizzare gli stessi concetti per penetrare la trascendenza. E' Plotino che ha formulato il concetto di Extasis. Se studiate il periodo gnostico alessandrino, credete di essere oggi: tutti i diversi gruppi, tutte le diverse terapie, le diverse associazioni che troviamo oggi, esistevano già una volta ad Alesssandria.

Ma, in quel momento, ha luogo in Europa uno sviluppo tragico: il 522 dopo Cristo, un concilio vaticano ha condannato Origene, la gnosi e la ricerca dell'evoluzione personale. Da allora un cristiano cattolico non ha il diritto di fare un'evoluzione personale. I Greci sono più intelligenti, c'era un tipo che si chiamava Dioniso l'aeropagita, non é mai esistito. Vale a dire c'é stato qualcuno molto intelligente che nel quattrocento circa ha detto che c'era un gran pericolo per la Chiesa e che ha detto di aver trovato un testo formulato dall'apostolo Paolo da cui l'Aereopagita  avrebbe  attinto e scritto. Questo testo fu portato da monaci Giovanniani in Irlanda, ed é grazie all'Irlanda occidentale che la tradizione spirituale europea non é andata persa poiché, come sapete, Carlo il calvo per far dispetto a Ingmar Derance, ha fatto venire dall'Irlanda Scotus Eriugena, con cui tutto il periodo scolastico è cominciato. Periodo scolastico che si centra su nient'altro che sul comprendere di nuovo l'evoluzione umana nei termini della disciplina personale ma soltanto nel quadro dei diversi ordini religiosi e non nella vita quotidiana, come tentiamo di fare noi oggi.

La comprensione dell'esistenza come evoluzione, era l'interesse del "movimento degli spiriti liberi" che era centrato in Europa a Praga, fino alla famosa battaglia del `520, dopo la quale tutte le tradizioni divennero clandestine ed esoteriche:

tutti quelli che non si sottomettevano all'ortodossia o protestante o cattolica, vale a dire alla religione profetica, sarebbero stati perseguitati e qualche volta bruciati al rogo.

Il grande cambiamento avvenne con Kant, Goethe e Cartesio.

Cartesio ha scoperto che l'atto della comprensione non richiede un sistema:

é semplicemente la facoltà di visualizzarsi chiaramente un problema, geometricamente ed analiticamente, che fa arrivare ad una comprensione. Questa comprensione lascerà poi lo spirito libero per una nuova comprensione.

Vale a dire che abbiamo la capacità di comprendere, se siamo in grado di compiere sempre la distinzione tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, e nel cercare il non sapere, vale a dire la spontaneità, perché senza di essa non possiamo procedere.

Ecco che la base della filosofia della conoscenza e dell'epistemologia fu trovata. Ma questo non era sufficiente, perché bisognava rispondere alla domanda:

che valore e che significato ha questo per la vita dell'essere umano?

Kant é soprattutto conosciuto per la sua epistemologia e non per la sua intenzione:

l'intenzione di Kant era di aprire l'uomo alla sua autonomia.

Eteronomia significa che l'uomo dipende dagli altri. Per Kant questo é lo sbaglio dell'uomo quando ha perduto questa libertà. Ma sta a lui stesso ritrovarla.

Questa libertà é molto diversa da quella che noi conosciamo.

Innanzitutto c'é la libertà che conosciamo tutti, vale a dire la libertà politica; la libertà di non essere forzati a fare cose che non vogliamo fare.

La seconda libertà é non essere condizionati dal proprio sapere nell'azione. Se leggete il dizionario Larousse, nella definizione della volontà é scritto: la volontà è i pensieri attuati.

Ad un Cinese, ad un  Indiano o ad un filosofo greco, questo fa ridere, poichè é il contrario della volontà: é un essere stupido, che vive nel passato, che tenta di eseguire i suoi pensieri, perché i pensieri che abbiamo, sono nel passato.

La volontà, nell'accezione teologica, é la volontà di fare la volontà di Dio, per noi  invece consiste nell'essere aperti alla dimensione del futuro.

In tutta la religione profetica c'é quest'idea che l'uomo debba seguire alla lettera la Legge; quando lo spirito scientifico é cominciato, le leggi di Dio sono state rimpiazzate dalle leggi della natura. Ma l'uomo é sottomesso a queste leggi; vale a dire che la necessità, che regna in materia di pensiero, era  messa sotto questa causalità, era messa al di sopra del comportamento dell'uomo. Allora comincia il dramma perché l'uomo é suscettibile veramente a sottomersi a delle limitazioni; é la definizione, che diventa estremamente seria, di un paranoico, vale a dire qualcuno che crede di essere condizionato da condizioni esteriori. Qui c'é il pericolo e la realtà di perdersi. Come uscirne ?

Nella religione cattolica ed anche nelle religioni protestante, calvinista e luteriana si giunse alla spiegazione teologica delle prove dell'esistenza di Dio. Così la fede si trasformò in credenza. Malauguratamente, in tedesco il termine "glauben" vuol dire entrambe le cose; in Francese ed in Inglese avete la differenza fra le due.

Allora Kant dimostrò che le tre nozioni di Dio, vale a dire dell'unione di tutto nell'amore, l'idea del mondo e l'idea del sé non sono delle sostanze, non sono da scoprire, ma peggio, se c'é qualcosa da scoprire, é che l'uomo é malato; se qualcuno é condizionato, é lui che si é condizionato.

Queste tre nozioni sono delle massime della volontà:

non bisogna credere che Dio esista, ma fare che Dio esista; vivere non per il proprio piccolo mondo ma per il gran mondo; e, per terza cosa, postulare e creare il sé; in altri termini rendersi responsabili della propria vita personale e del contesto all'interno del quale evolversi.

Kant diceva "onnitico", non c'é che l'imperativo categorico, trattare l'altro come scopo non come mezzo.

Come mezzo é funzionale, come fine vuol dire accettare l'altro e considerare l'amore, ovvero il ben volere verso gli altri, come base dell'esistenza.

Riportiamo ora i tre postulati di Kant, nel linguaggio della Psicologia Umanistica, é esattamente la stessa cosa:

la base che noi accettiamo é l'individuo che si sviluppa, e l'atteggiamento criminale verso l'essere umano é  fissarlo in un quadro precostituito.

Noi dobbiamo servire la terra, non siamo i padroni della terra, ma formiamo una parte integrante della natura e se non siamo aperti all' ispirazione, la nostra affettività come anche la nostra spiritualità si fermano.

Ma queste due libertà, ancora non sono abbastanza. Fu Goethe che disse: ci sono altre libertà.

Nella storia della filosofia occidentale la filosofia ebrea ha giocato un ruolo enorme. E' intervenuta sempre in momenti decisivi; Freud era ebreo, Spinoza anche. E nessuno ha osato ridire su Spinoza, uno dei più grandi filosofi della storia dell'umanità, eccetto Goethe.

Che cosa ha detto Spinoza ?

Non ci sono caratteri cattivi, non ci sono passioni negative. Bisogna essere passionali ed emozionali, poiché solo quando mi accetto totalmente raggiungo "l'amor intellectualis". "Amor intellectualis" in Spinoza é uno stato di spirito in cui sono in unione con Dio, per noi dire Dio o evoluzione é la stessa cosa: "Deus sive natura".

Ma Goethe ha aggiunto a ciò: in più noi siamo delle Entellechia aristoteliche, vale a dire

ogni essere umano ha in lui la potenzialità, il potenziale di essere tutto.

Il grande errore di Aristotele fu nell'aver detto "causa finalis": lo scopo dell'esistenza é la funzione professionale. Vale a dire che lo scopo di un uomo possa essere, non so, di esser un professore o un artista.

Invece ciascun uomo é tutto.  Goethe ha detto, alla fine della sua vita, a Eckarman:

io non ho utilizzato che un terzo delle possibilità, delle potenzialità che ho in me, quindi l'universo deve propormi altri mondi d'azione.

Allora ciascun uomo é un genio potenziale se si trova, ma come realizzare ciò?

Per questo é necessario che la società cambi, come ha detto Laborit, e che l'uomo immaginante, l'uomo creatore, l'uomo che é alla ricerca di sé stesso divenga il centro e non l'economia, la rivoluzione sociale, la trasformazione delle condizioni esteriori.

Come adattare questa nuova filosofia alla società?

Fu l'opera dei filosofi dialettico-speculativi, di Fichte, Scheling, Hegel, Shopenauer e di Kierkegaard, Fuerbach e Nietsche per il mondo antico.

Fichte diceva: "l'io non esiste come qualcosa di dato, di precostituito, in tutta la storia dell'Europa." Ciò che noi chiamiamo oggi malattia, é solo l'immagine dell'io, é l'ideale aristotelico: l'uomo doveva  avere una certa immagine di sé, doveva essere un essere pomposo, doveva  considerarsi come un gran serio.

L'uomo é in uno stato di divenire: egli é infinito e finito nello stesso tempo. E' infinito nelle sue possibilità: allorché decide di fare qualcosa, per esempio di scrivere un libro, entra dall'infinito al finito. Una volta che ha scritto un libro si rende conto che ha utilizzato soltanto una parte di sé per scrivere il libro. Ci sono delle parti del suo essere che non ha utilizzato. A quel punto rientra di nuovo nella sua potenzialità, nella sua libertà.

"Ma per fare questo bisogna trasformare la società borghese bisogna diventare socialisti, vale a dire, bisogna prendere come punto di partenza della vita il lavoro. Con il lavoro noi trasformiamo il mondo, il lavoratore é l'unico uomo vero, é solo lui che trasforma il mondo e che é maestro del tempo. Fin quando la società non sarà trasformata in maniera tale che ciascun uomo diventi un operaio e ciascun uomo consideri valore il suo stato d'essere operaio, non ci sarà la vera civiltà, ossia la civiltà degli amici liberi."

Fichte, sia ben chiaro, come Goethe era massone.

Schelling fu il secondo che contribuì all'evoluzione di quest'idea: non siamo soltanto noi essere umani ad essere dialettici, é la natura stessa che é dialettica. Dobbiamo comprendere che l'intera facoltà di immaginazione dell'uomo é la stessa cosa della ricchezza dell'evoluzione naturale: il ruolo dell'uomo é realizzare la natura nella cultura, idea ripresa più tardi anche da Bergson e Teilhard de Chardin.

In terzo luogo, la natura é una parte della nostra esperienza, ma il lavoro personale é il secondo compito poiché noi non viviamo soli, viviamo nella storia e dobbiamo considerarla anche come un'evoluzione dialettica:

ciascuno di noi per realizzarsi deve trovare un mondo di cui far parte ed il suo lavoro, ciò che gli é dato, per  trasformare il mondo.

In tal modo il fine della filosofia diventa la chiarezza sistematica di comprendere ciò che facciamo e la competenza, vale a dire, il lavorare su quel punto dell'umanità dove si é veramente utili. Ciò attiene a quella parte che si occupa dello stato.

A questo punto arriva Schopenauer che detestava Hegel, e dice che tutto ciò sono sciocchezze, la sola cosa che esiste veramente nell'uomo sono due aspetti: la rappresentazione mentale e la volontà.

La rappresentazione mentale, che oggi chiamiamo lo schema mentale, é la struttura del pensiero che fa si che, quando siamo malati, non siamo capaci di agire.

Ma la volontà non é la volontà personale, che non esiste, é, nell'accezione teologica, la volontà di aprirsi alla volontà divina, per noi laici invece l'aprirsi alla volontà della natura.

 

 

Tutti i filosofi sono partiti da Kant e Goethe, se escludiamo il resto della tradizione della filosofia anteriore.

Shopenauer aveva  letto anche i testi indiani delle Upanishad, della Baghavad gita e della filosofia buddista e dice: "Hanno ragione! Il Brahman o il nirvana, l'aspetto positivo o l'aspetto negativo della divinità, tutti possono raggiungerli, ma soltanto se si é capaci di arrivare al fondo delle proprie motivazioni".

Questa é divenuta la base di quasi tutta la filosofia artistica del secolo scorso.

Ma in quanto esseri umani non viviamo sempre in modo affettivo e aperti verso il mondo ?

Kierkegaard, che aveva studiato presso Hegel, dice che non é proprio il caso. L'uomo per i borghesi é un uomo valido quando riesce nella vita pratica, ma l'uomo di fronte all'universo é valido quando non riesce, quando cade.

Poiché  la morte é alla  fine del nostro cammino, é nella disperazione,"verzeiflung" in tedesco vuol dire esser due, quello che guarda e quello che agisce, quello che si guarda che non é contento di sé,  la base dell'esistenza.

Vi sono dei momenti dell'esistenza veri, sono i momenti in cui noi cominciamo ad agire, perché siamo presi in una situazione senza uscita, il momento di crisi. E' il momento di crisi che bisogna cercare per arrivare all'esperienza di picco.

Ecco la fonte di tutta la filosofia umanistica in Kierkegaard.

Abraham Maslow ne ripete le parole:

"l'angoscia non é negativa, l'angoscia é la base della libertà dello spirito. L'uomo non deve incontrare l'altro in una posizione di forza, poiché non c'é un elite, non ci sono persone che siano migliori delle altre." Ci siamo noi tutti che siamo dei poveri individui che, felicemente, di tanto in tanto, hanno dei momenti di vera esistenza; quando siamo nella vera esistenza, tutto va bene e quando ne usciamo, siamo in uno stato di depressione, non sapendo perché, come Heideger va a dire più tardi: Es war nichts, non é niente.

Ma questo niente é la base dell'ETWAS, del sé, di ciò che dobbiamo scoprire. Allora l'uomo invece di ricercare la perfezione nella vita sociale, deve cercare i momenti di debolezza, deve incontrare l'altro nella sua debolezza.

Così la chiesa protestante, dice Kierkegaard, che si considera la guardiana della salvezza, come una cassa sociale, "save the money, save the souls": é il contrario della religione.

Cristo non ha chiesto all'uomo di divenire un professore ma ha domandato all'uomo di divenire un testimone. Un testimone che sa di essere nella sofferenza e che tutto il mondo é nella sofferenza, ma che questa sofferenza non é triste perché, dal momento che so che essa é in tutti, si trasforma in pietà e quando non sono capace di uscire dalla mia tristezza, se c'é qualcuno che é in una tristezza più grande, io esco dalla mia. Vuol dire che la vera comunità é aiutare l'altro a trovare la sua pienezza, a ritrovarsi. E l'uomo deve fare la differenza tra i momenti di intensità in cui esiste veramente  ed i momenti in cui non esiste.

Fuerbach era considerato ai suoi tempi il nemico della religione: due anni fa c'é stato un gran congresso di teologia su Fuerbach dopo del quale nessuno potrà più dire oggi che si tratta di ateismo.

Fuerbach ha detto: "noi stessi abbiamo trasferito la nozione di creatività in Dio e ci siamo condannati da soli ad una esistenza  non creativa".

Bisogna distruggere questa falsa immagine paterna. Bisogna rendersi conto che l'uomo stesso é creatore. Non bisogna cercare il piacere, alla maniera di Bentham, vale a dire il più grande benessere per il maggior numero di persone, ma bisogna cercare la gioia della creatività, ed é una decisione interiore.

Un uomo che sa che tutto il mondo é creatore non si considera più come maestro degli altri.

Non é Marx che ha inventato il termine comunista, é Fuerbach che l'ha inventato e Marx l'ha ripreso. Nessuno può arrivare alla realizzazione di sé stesso se non entra in questo purgatorio.

Infine la borghesia tedesca e svizzera aveva  visto i filosofi greci come dei superborghesi e dei superprofessori, vale a dire delle persone in cui il senso della misura era il senso dell'equità, il senso della mediocrità, il senso che tutti devono essere onesti e così via. 

Nietsche dimostra che lo spirito greco é basato sulla dualità tra Dioniso ed Apollo, che nessuno può conoscere il suo cammino senza farlo, che siamo tutti degli schizofrenici se non diveniamo spirituali. Ci sono soltanto quelli che sono in manicomio perché non ci sono riusciti, e quelli che non ci sono in manicomio perché sono riusciti a non entrarci perché erano sufficientemente intelligenti per nascondere la propria schizofrenia.

Che cos'é questa schizofrenia ? Presso i Comanches all'età di dodici anni il giovane deve lasciare la tribù per cercare ciò che in etnologia si chiama la sua medicina. Non é letteralmente la sua medicina, é la sua vocazione.

Molto spesso i veri schizofrenici sono degli esseri che hanno avuto una vocazione, che hanno trovato il momento della vocazione, ma poiché le condizioni ambientali e familiari non l'accettarono, hanno avuto la scissione tra il mondo interiore e l'esterno.

L'uomo deve realizzare che i suoi visceri, che la sua struttura animale ed emotiva sono la base della sua spiritualità, che la sua spiritualità non si troverà mai nel già dato, ma nell'ispirazione del momento.

Il gran pericolo per i Greci era stato sempre la follia. E l'oracolo di Delfo doveva dire alla gente che diveniva folle perché aveva  violato le leggi della città, come per esempio Eracles quando uccise il re Pieraikos perché correva più veloce di lui. Eracles era diventato folle ed andò dall'oracolo di Delfo per domandargli come uscirne. L'oracolo gli rispose che doveva fare le dodici fatiche presso il re di Tirens.

Bene, tutta la storia greca ci dice che ciascuno di noi può trovare in sé stesso la sua ispirazione non solo se ha fiducia, si tratta di nuovo di presagi e di accordi, ma soprattutto, molto più di questo, se scopre la sua vocazione, in tedesco "auftrak".

Non é Dio che ci dà delle "auftrek" delle vocazioni, siamo noi che le scegliamo.

Ma se noi non scegliamo anche il nostro ruolo nei confronti dell'umanità, allora noi non siamo capaci di perseguire una vita piena di senso. Poiché per l'uomo il senso della vita, la continuità della vita, la durata di Bergson, é esattamente come l'adattamento dell'animale al suo ecosistema. L'uomo si avvia a perire se non é "adattato", se non ha un senso nella vitaMa malauguratamente questo senso della vita non lo trova prefabbricato.

Ed é qui che arriviamo al momento attuale:

Noi siamo in un periodo ancora ideologico. La mutazione dell'umanità é cominciata quando il linguaggio é divenuto astratto e si sono generati due aspetti: le funzioni istintive e le funzioni da apprendere.

Ma noi abbiamo tre cervelli, il cortex,  il cervello rettile, ed il cervello attraverso cui ci possiamo adattare come gli animali, questo é il sistema limbico, evitare il dolore, ripetere il piacere, é questa la base attraverso cui possiamo relazionarci all'aspetto animale: tutto ciò che fa piacere é ciò che é in accordo con la specie. E nell'uomo anche, tutto ciò che fa piacere é fondamentalmente in accordo con la specie.

Ma l'uomo ha memoria verbale ed allora questa struttura diviene la base del bene e del male. Allora noi dobbiamo comprendere il superuomo di Nietsche, non nell'accezione dei nazisti ed altri, secondo cui c'é una razza superiore, ma al contrario che ciascun uomo debba superare in lui questa dualità per arrivare alla non dualità, vale a dire l'advaita per gli indiani, le nervika samadhi per gli yogi e semplicemente la recessione nell'accezione di Laing ovvero l'unità interiore in cui l'uomo crea il senso della vita da momento a momento.

Forse avete visto questo film siberiano magnifico "Ders Urzala".

Il fuoco fa molto rumore, allora Ders Urzala, dice al fuoco di star zitto, di non parlare. Il fuoco si ferma.

Il russo dice: "Che avete fatto?"

" Penso che vogliate comprendere quello che dico, con un tale rumore non possiamo continuare a parlare."

"Ma non  capisco che volete dire"

"Allora non importa, parla! "

Ed il fuoco continua a parlare. E vediamo questa cosa straordinaria, un popolo che sa esattamente interpretare perfettamente la logica delle sensazioni. Vale a dire la logica che fa che ciascuna cosa abbia coscienza, che ciascuna cosa viva.

La fisica classica non é che un grande errore dal punto di vista della metafisica. Come base della comprensione della tecnologia naturalmente é eccellente, ma dal punto di vista della base della natura noi dobbiamo richiedere delle conoscenze del tutto differenti. Ciò vuol dire che l'uomo é sempre intelligente, ma può venirsi a trovare in condizioni in cui non può realizzarsi. E allora che fare?  Nient'altro che ritornare a noi stessi.

La tecnologia ci dà oggi la possibilità di vivere  come degli aristocratici, di liberarci dalle incombenze quotidiane e di avere tempo per noi stessi.

Goethe, dice: "quale potrebbe essere la nostra vita possibile, la nostra realizzazione?" Guardiamo le nostre ore di lavoro, in Austria ne abbiamo quarantacinque. Che cosa fa la gente da Venerdì pomeriggio a Domenica sera.? Fa del bricolage per guadagnare molto più danaro, perché non é capace di utilizzare veramente questo tempo per sé stessa.

Ma per ciascun metodo di sviluppo personale di oggi c´é un parallelo nell´eta neolitica. Stiamo ritrovando tutto ciò che restituisce all´uomo la gioia di vivere. Per questo c´é il pericolo della società alternativa: noi e voi. Noi i buoni, voi gli altri, si diventa dei ben pensanti. Invitato dal partito comunista, i quadri dirigenti in Cecoslovacchia mi sono sembrati identici a quelli che escono dalle grandi scuole francesi, ben pensanti, molto moralisti, molto ben vestiti con quelle famose cravatte  grandi.

Alcuni dicono che siamo in un tempo di vera crisi, poiché sappiamo che quando qualcuno é nevrotico, vale a dire che costruisce la sua vita su di una immagine falsa del mondo, ha la tendenza a distruggersi, e malauguratamente ha spesso la tendenza a distruggere tutti.

Molta gente ci crede perché si é autoprogrammata  in questa maniera.

Non c'é alcuna ragione perché ci sia una catastrofe e non c'é alcuna ragione che noi prendiamo la nostra vita sul serio ancora di più di quello che é.

Il filosofo non pone l'umanità in un quadro prefissato, ma é colui che stabilisce dei legami e dà dei dati. Il filosofo senza gli altri non ha valore; il mio lavoro lo considero, veramente, fare il legame tra i diversi aspetti.

Io non sono né terapeuta, né psicologo, ma l'approccio della psicologia centrato sullo sviluppo personale, vale a dire sull'evoluzione del sé é quello che é rilevante: come ridare all'uomo quella facoltà di intuizione di cui ha  veramente bisogno, poiché noi stiamo vivendo  attualmente la seconda parte della mutazione umana. Una mutazione é sempre definita attraverso due aspetti: all'inizio c'é un nuovo genere di creatura che appare, che nel caso dell'uomo corrispondeva agli individui dotati di linguaggio che hanno ucciso tutti gli altri. Laddove la seconda mutazione negli animali consiste nel fatto che quelli che non si sono adattati alla mutazione, periscono, per l'uomo la seconda mutazione coincide con l'emergere della capacità di creatività e di immaginazione.

Chi vincerà? Vinceranno quelli che ritengono che tutto si distruggerà e continuano comunque a lavorare in quella direzione?

O c'é la possibilità di lavorare per il mondo del futuro che noi conosciamo già molto bene, attraverso i parametri di previsione attuali: che sarà un mondo statico, un mondo senza classi, un mondo in cui l'uomo dovrà essere alla ricerca dell'avventura  interiore?

Ed allora siamo in un avventura magnifica, una vera riscoperta della spiritualità, molto più grande e profonda di quella del Rinascimento, che era un piccolo movimento, per giunta aristocratico. Oggi questo movimento non é composto da gente di alta cultura, ma da quelli che non stanno bene, che si sono accorti che il loro malessere e la loro angoscia, non sono soltanto personali, ma di tutti, e che senza affettività la vita é triste, che le relazioni umane, che noi abbiamo oggi, non sono delle vere relazioni umane.

Noi siamo capaci di ricostituire un mondo alla "Petite Cherie", vale a dire un mondo il cui segno sarà l'angolo aperto e non il cerchio chiuso, dove saremo capaci di aiutare chiunque lo desideri ad andare avanti, per mostrargli che quando prende coscienza del suo corpo, quando prende coscienza della sua affettività, tocca un benessere molto diverso dalla soddisfazione, un benessere che in più crea la base del suo essere.

Stiamo riscoprendo nient'altro che la vecchia saggezza umana. Siamo sul punto di ridiventare nient'altro che della gente normale. E la gente normale rassomiglia molto di più a dei bambini che a degli adulti seri. C'é un filosofo svizzero che ha scritto un articolo magnifico che devo citare perché lo trovo talmente bello e che si chiama "L'omicidio del bambino di Bethlemme" e questo omicidio si fa ogni giorno, poiché per un bambino una sedia può essere tutto, una sedia é una locomotiva, una chiesa, un uomo. Allora il bambino va a scuola ed il professore gli dice:

"E' una sedia"

E lui: " No, é una chiesa"

Ed é così che la "civilizzazione" viene installata nelle persone.

Ebbbene, Pierce ha chiamato questo il "glossus", vale a dire il raggrinzimento della mentalità, la coscienza personale ristretta, ovvero la personalità alienata.

L'uomo "homo sapiens" che é considerato normale oggi, l'uomo angosciato, non é l'uomo normale. L'uomo normale é l'essere gioioso che gioca la sua vita "for the hell of it", come dice Don Juan, che gioca senza preoccuparsi, ma gioca con la stessa serietà del bambino,  sapendo che  gioca. Perché gioca?

In tutti i casi dovrà morire e poiché la morte veramente  esiste, niente é veramente serio. Ciò che é veramente serio é che abbiamo dei momenti di intensità.

Questi sono i due aspetti della normalità:

l'affettività, come base delle relazioni tra gli esseri umani, e poi la facoltà di aprirsi a dei momenti inattesi, a degli stati di coscienza inattesi ed ad una gioia intensa. Ciò che ho vissuto qui da qualche giorno, da quando siamo insieme, é già magnifico e vi ringrazio di questa esperienza.

 (Traduzione dal francese di Raffaele Cascone)

 




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Ultimo numero di Quaderni Radicali

 
 

di presentazione

 

Arabidemocraticiliberali

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di ANNA
MAHJAR BARDUCCI


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Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
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