Un enorme installazione realizzata dal famoso artista Sergio Ragalzi sono visibili al Castello di Rivara a pochi chilometri da Torino. Due informi minacciose vesciche nere gonfiate d'aria fatte con un materiale plastico sorprendono chi viene a vedere le voliere appositamente installate in una sala del castello.
A Brufa, per la rassegna "La strada del vino e dell'arte-XXIV edizione", è stata eretta il 24 agosto scorso una monumentale scultura in ferro di 12 metri di altezza dal nome "Contro tutti i terrorismi". Due enormi parallelepipedi piegati in sommità, come spezzati, da cui si dipanano altri elementi in ferro, ad evocare quel tragico attacco che fece numerose vittime innocenti l'11 settembre a New York di alcuni anni fa. Un'opera semplice ed essenziale che si commenta da sé, che non ha bisogno di essere interpretata come tanta arte contemporanea ma che ha una forza incredibile che supera la stessa rappresentazione che l'artista romano, Ettore Consolazione, ha voluto dare.
Siamo arrivati ad oltre 400 città con più di un milione di abitanti di cui molte facenti parte di paesi in cui lo sviluppo è afflitto da condizioni ambientali decisamente critiche se non emergenziali. Una situazione drammatica se si pensa che gran parte delle tecnologie generalmente in uso non hanno nessun accorgimento volto a salvarci dai disastri ambientali quasi come se il fenomeno si dovesse totalmente ignorare.
Luigi Moretti (1906-1973) è stato un architetto italiano dalla carriera incredibile, svolta a cavallo di quella Seconda guerra mondiale che ha consacrato da una parte il regime sovietico, totalitario in maniera emblematica, ed ha esaltato dall'altra la modernità della democrazia nel senso più estremo, opposto al fascismo, grazie anche ai liberatori che importarono opere europee in USA e in Canada, quando si era da poco sedato lo scontro militare.
Con un pensiero all’attività nucleare e la necessità di ribadire la
propria posizione strategica nell’area, l’Iran decide di mettere in
mostra un tesoro artistico di più di 3.000 pezzi, rispolverandoli dalle
cantine del Museo delle Arti Moderne di Teheran.
È la seconda volta, dopo la rivoluzione islamica del 1979, che il museo
apre le sue porte al pubblico, permettendo di visitare il suo
patrimonio di arte contemporanea occidentale.
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