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 Il generale americano David H. Petraeus, comandante delle truppe in Iraq, è tornato negli Stati Uniti dopo sette mesi; non si tratta di una licenza o di un cambio di incarico, ma di un’operazione che, di fatto, deciderà il futuro della missione americana in Iraq.
Davanti al Congresso, secondo quanto riportato dalla Cnn, l’ambasciatore Crocker parlerà dei “progressi sul terreno politico” mentre a Petraeus spetterà il lavoro più duro, ossia quello di convincere i membri delle ommissini che non è ancora il momento di pianificare una graduale ritiro dall’Iraq.
Ad ascoltare le due autorità ci saranno tutti e tre i candidati alla Casa Bianca, ossia il repubblicano John McCain e i democratici Barack Obama e Hillary Clinton. Il generale e l’ambasciatore si dovranno prima sottoporre al fuoco di fila della commissione Forze armate del senato, di cui fanno parte McCain e la Clinton e poi della commissione Affari esteri, di cui fa parte il senatore Obama. Va posto l’accento sulla grandissima importanza che le commissioni rivestono negli Stati Uniti e così, vista la delicatezza dell’oggetto della discussione, i candidati hanno deciso di interrompere per qualche ora la loro frenetica campagna elettorale per essere presenti in aula.
Appare quindi lampante come, al di là della valenza strategia della relazione del generale Petraeus, l’incontro sarà terreno di sfida tra i candidati alla Casa Bianca, su chi di loro potrebbe essere il miglior comandante della maggior potenza militare al mondo.
“Si tratterà del palcoscenico ideale per provare chi dei tre è più preparato ad essere presidente e comandante delle forze armate, su chi ha le idee più chiare sulla situazione e su come risolverla” ha infatti commentato sul Washington Post, il senatore Lindsey Graham, membro della medesima commissione e noto sostenitore del collega McCain.
Petraeus descriverà i progressi fatti grazie all’attuazione della strategia del "surge", avviata oltre un anno fa ed incentrata sull'invio di 30.000 soldati di rinforzo alle truppe già presenti sul territorio, e chiederà quindi che a luglio, periodo in cui cesserà il rientro delle truppe mandate di rinforzo, venga disposto uno ‘stop’ alla riduzione delle forze, per poter quindi disporre stabilmente di una forza di circa 140mila unità.
Al fianco del generale si è sempre schierato il senatore McCain, il quale ha dichiarato che: “Come già abbiamo fatto lo scorso settembre, quando Petraeus ha fatto rapporto sull´andamento della nuova strategia anche stavolta occorre respingere la sconsiderata richiesta di un ritiro proprio mentre stiamo avendo successo”, mentre la quasi totalità dei senatori democratici ha chiesto al presidente Bush di concentrare l’impegno militare in Afghanistan.
Voci critiche, come quelle della Clinton e di Obama, che hanno tratto forte slancio dalle notizie che quotidianamente giungono dall’Iraq circa la recrudescenza della violenza, gli aspetti controversi del governo di Nouri al Maliki e l’incertezza circa il futuro delle milizie sciite di Moqtada Al Sadr, milizie che hanno tre giorni di tempo per arrendersi e consegnare le armi all’esercito regolare, per non vedersi, tra le altre cose, estromessi dalle prossime elezioni.
Le audizioni dovrebbero concludersi mercoledì, mentre è previsto per giovedì il discorso di Bush alla nazione Giovedì sulla guerra in Iraq, ma a gettare benzina sul fuoco è giunto il Guardian, che ha pubblicato il contenuto di un documento confidenziale, che rappresenta una bozza di accordo sull’impegno futuro delle truppe americane in Iraq. Il documento delinea i tratti di un impegno militare nel paese che, al momento, non è destinato a concludersi, con il governo di Baghdad e quello di Washington che concordano circa la necessità di ‘superare’ il mandato Onu che attualmente autorizza i militari americani ad operare in Iraq, con un nuovo accordo che consentirebbe alle truppe, oltre che alle operazioni di guerra, anche la detenzione di personaggi ritenuti sospetti e pericolosi “per imperative ragioni di sicurezza”, senza porre limiti di tempo.
L’articolo va a rafforzare il fronte di quanti parlano di “guerra senza fine”, ma va sottolineato come tale autorizzazione, da parte dell’autorità irachena, risulterebbe comunque “temporanea”, anche dal momento che, stando alle informazioni uffciali, “gli USA non desiderano basi o presenza militare permanenti in Iraq”.
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