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04/07/22

'La Repubblica delle stragi impunite', intervista a Ferdinando Imposimato


Categoria: POLITICA
Pubblicato Martedì, 19 Marzo 2013 12:34
  • Ermes Antonucci

Agenzia Radicale ha intervistato Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, conosciuto per essere stato il giudice istruttore di alcuni dei più importanti casi di terrorismo della storia repubblicana, tra cui il rapimento di Aldo Moro nel 1978. Pochi mesi fa è stato pubblicato il suo ultimo libro, "La repubblica delle stragi impunite" (Newton Compton Editori), in cui Imposimato indaga, con documenti inediti, sui fatti di sangue che hanno sconvolto l'Italia.

 

- Dottor Imposimato, da decenni ormai i radicali denunciano la crisi dello stato di diritto nel nostro Paese. Data la sua lunga esperienza in questo campo, ritiene che la stagione stragista abbia avuto tra i suoi scopi proprio quello di stabilizzare e mantenere intatto questo regime di potere dal carattere antidemocratico?

 

Certamente le stragi hanno avuto sempre una valenza politica. Non sono state mai stragi commesse da terroristi allo sbando, senza guida, ma erano sempre al servizio di esponenti politici, di varia natura, in generale di destra. Quindi le stragi sono servite per favorire l’accesso al potere da parte di alcuni gruppi, e anche il mantenimento di alcune posizioni di potere per impedire una dinamica di alternanza, che come dice Aristotele è “l’essenza della democrazia”. Noi siamo stati sempre un paese caratterizzato da regimi, in cui vi è stato il permanere al governo prima di un regime fascista, e poi di altri regimi. Quindi le stragi sono state uno strumento di lotta politica, ma anche uno strumento di mantenimento di norme conservatrici che non sono mai state cambiate. Pensi che noi abbiamo un codice penale che risale al 1930, cioè alla bellezza di 83 anni fa: non è mai stato cambiato. Qual è l’effetto di questa situazione? Che le norme sanzionatorie prevedono delle norme inadeguate, nel senso che sono sproporzionate per eccesso o per difetto. Tanto per fare un esempio il furto viene punito molto più gravemente rispetto alla corruzione. Ecco, la situazione è drammatica.

 

- Conferma, come ha più volte sostenuto, che la matrice di queste stragi fosse statunitense?

 

La matrice è sicuramente di destra. Ma di una destra più intelligente, non palesemente fascista. Una destra che si ammanta di democrazia. Bilderberg, ecco. Perché questa scoperta io l’ho fatta attraverso un documento che ho conosciuto casualmente qualche mese fa, che era allegato alla requisitoria di Emilio Alessandrini sulla strage di Piazza Fontana. Un documento del ’67 dove c’è tutta la strategia di questo governo invisibile, che governa il mondo, di cui fanno parte alcuni gruppi tra cui Bilderberg.

 

- Quindi lei vede una continuità con la situazione odierna?

 

C’è una perfetta continuità. Perché questo documento, che bisognerebbe mandare nelle scuole per studiarlo ed analizzarlo, contiene un programma in sette-otto pagine di come bisogna amministrare la cosa pubblica attraverso i vari partiti, cosiddetti democratici, che vengono finanziati da questi gruppi. Forze come la Cia, purtroppo anche forze che sono all’interno del Vaticano come la Pro Deo. Quando io nel libro ho parlato di Bilderberg, ne ho parlato con un certo scetticismo, perché il documento era del ’67 e perché tutte le cose annunziate in questo programma erano state fatte, tra cui le stragi. Allora io ho detto “forse la situazione è cambiata”. Poi a un certo punto quando ho saputo che il gruppo Bilderberg si riuniva a Roma, con la partecipazione di banchieri, di uomini di governo, delle istituzioni e soprattutto della stampa, allora mi sono reso conto che questa situazione continuava, in maniera molto più elegante ma continuava.

 

- Un’ultima domanda. L’emergenza giudiziaria e carceraria rappresenta forse il sintomo più grave dell’assenza di praticabilità democratica all’interno del regime attuale. Lei circa un anno fa partecipò alla “Marcia per l’amnistia”, crede che l’amnistia costituisca ancora la strada da percorrere per avviare un processo di ridemocratizzazione globale del sistema-Paese italiano?

 

L’amnistia io la invoco già da qualche anno, e sono perfettamente d’accordo con Pannella, perché è una questione di giustizia. Cioè, l’amnistia serve a tirare fuori dal carcere quelli che sono i responsabili di delitti minori e non tocca invece, come l’indulto, i responsabili dei delitti più gravi. Quindi secondo me è dovere del Parlamento approvare rapidamente una legge sull’amnistia, cosa che non può essere fatta facilmente, perché è stato introdotto il criterio di una maggioranza qualificata. Ciò rende impossibile…Perché ognuno fa a gara per vedere l’illegalità, ma questa è una cosa ipocrita. Per cui io sono del parere che bisogna battersi per l’approvazione della legge sull’amnistia.

 

- Però crede che ciò non sia fattibile in questo momento?

 

Io credo che bisognerebbe farlo capire ai parlamentari, che spesso non si rendono conto. Io sono per la legalità, ma secondo me questa non è una questione di legalità, perché si tratta di poveri cristi, gente che entra in maniera clandestina… L’80% di quelli che sono dentro, lo sono per reati per i quali non ci dovrebbe essere proprio la detenzione. Non vedo la pericolosità sociale di queste persone, vedo la pericolosità sociale di quelli che stanno fuori e che non vanno in galera.

 

 



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