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16/02/19

Repubblica Centrafricana, il mondo guarda inerte


Pubblicato Domenica, 15 Giugno 2014 23:32
  • Francesca Pisano

“Una catastrofe di massa che avviene sotto gli occhi dei leader internazionali. (...) Abbiamo un senso di impotenza di fronte alla violenza estrema che colpisce civili, pazienti e operatori umanitari”. Così Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere, ha parlato della situazione drammatica in Repubblica Centrafricana (CAR), prendendo parte nei giorni scorsi all’audizione presso la Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato.

 

Gli scontri incessanti tra milizie anti-Balaka di matrice cristiana, quelle ex-Séléka di ispirazione musulmana, con l’azione violenta anche da parte di gruppi armati fuori controllo, hanno determinato un precipitare delle condizioni di vita della popolazione civile, soprattutto in quest’ultimo anno di conflitto.

 

E’ estremamente difficile accedere alle cure mediche e il numero degli sfollati ha raggiunto quasi le 600.000 persone all’interno del Paese, mentre tanti sono fuggiti al di fuori in Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Congo, con il rischio che questi ultimi chiudano le loro frontiere per impedire l’accesso della popolazione proveniente dal CAR, come ha fatto il Ciad dallo scorso maggio. I combattenti non risparmiano nemmeno gli operatori umanitari, ma attaccano gli ospedali, ostacolano l’operato dei medici e l’accesso alle cure. In Aprile, a Boguila, è stato colpito un ospedale di MSF: in quell’agguato 16 persone, tra le quali c’erano operatori umanitari, sono state uccise brutalmente.

 

In una simile realtà la comunità internazionale non è stata capace di sostenere la popolazione nemmeno nell’affrontare le esigenze più basilari, come l’accesso all’acqua o al cibo e, in questo senso, il peggior fallimento è da attribuirsi proprio al ruolo e all’operato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e all’Unione Africana.

 

In vista del semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, “l’Italia può avere un ruolo attivo nell’orientare l’agenda internazionale”, ha dichiarato il direttore generale di MSF, Gabriele Eminente, rivolgendo un appello alle istituzioni italiane perché, facendo pressione sulla comunità internazionale, la portino a farsi carico di questa grave crisi politica e umanitaria.

 

Le richieste che MSF ha formulato per le istituzioni sono quelle di un’azione politica che supporti l’azione di peace keeping nel proteggere la popolazione del CAR. L’obiettivo deve essere quello di bloccare la violenza dei gruppi armati e portarli ad un’assunzione di responsabilità e ad impegnarsi nell’assicurare il rispetto dei civili e degli operatori umanitari. MSF chiede ancora che siano mantenuti aperti i confini degli Stati, perchè i civili possano fuggire dalla violenza, essere ammessi come rifugiati e trovare nell’esilio una possibilità di vita.

 

E’ necessario poi che sia garantito un supporto agli aiuti: le agenzie umanitarie devono poter trovare sostegno finanziario da parte dei Paesi donatori, senza che incertezze e ritardi rallentino il processo di assistenza. Ciò è purtroppo avvenuto negli ultimi mesi per il funzionamento dell’ECHO, l’Ufficio della Commissione Europea per gli aiuti umanitari. In tal senso l’appello di MSF è rivolto alla ormai prossima Presidenza italiana all’interno del Consiglio dell’Unione Europea perché sblocchi l’impasse. 

 

Altra richiesta è poi quella di mantenere distinti il piano civile e quello militare, perché sia garantito e rafforzato il “fragile quadro dello spazio umanitario”.

 

Sono due anni ormai che il CAR vive questa crisi, anche se le condizioni di vita nel Paese presentano da moltissimo tempo radici fragili e vulnerabili. Nonostante lo scorso gennaio ci sia stato un nuovo cambio di governo, la tensione fra le fazioni avverse è in crescita e ha portato la violenza nel Paese a un livello senza precedenti. Anche se sul territorio sono presenti forze internazionali che sono anche aumentate numericamente, nel corso del tempo queste non si sono dimostrate capaci di proteggere la popolazione civile e gli operatori umanitari dagli attacchi armati. Non è pensabile esitare neanche un istante ancora: è urgente “agire subito, attraverso una seria azione politica e un sistema di aiuti efficace che garantisca alle persone protezione e assistenza”.

 

 



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