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16/02/19

Siria, la crisi rediviva


Pubblicato Domenica, 13 Aprile 2014 23:06
  • Francesca Pisano

Siamo ancora qui, in Siria. Proprio ieri nel villaggio di Kfar Zeita, situato nella provincia di Hama, al centro del Paese, c’è stato un nuovo attacco chimico. Le accuse si susseguono, vicendevoli e univoche, come sempre, fra il governo siriano e la Coalizione nazionale siriana (Cns) – sostenuta dall’Occidente - sulla responsabilità per questo ennesimo atto di guerra, compiuto ai danni della popolazione.

 

Oscillano i numeri fra le decine e le centinaia di feriti, si parla anche di morti, come se non facesse alcuna differenza e la verità fosse una cifra come un’altra. La tv di stato accusa invece il Fronte Nazionale al-Nusra - cellula di Al-Qaeda che supporta alcuni gruppi ribelli – di aver utilizzato gas cloro.

 

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, Ondus, basato a Londra, attribuisce la paternità dell’attacco al governo di Assad, come riportato dal direttore, Rami Abdel Rahman: «Aerei del regime hanno bombardato Kafr Zita con ordigni che hanno prodotto fumo denso e forti odori e hanno causato casi di soffocamento e avvelenamento».

 

Solo il giorno prima, venerdì, fonti dell’opposizione siriana avevano accusato le forze governative di aver compiuto un attacco con gas ad Harasta, sobborgo di Damasco. In materia di armi chimiche, secondo il Guardian, il regime è stato accusato dall’opposizione di essere responsabile di tre attacchi di questo tipo lo scorso gennaio. Il giornale britannico riporta poi quanto dichiarato da un alto funzionario della difesa israeliana, secondo il quale alla fine dello scorso marzo ne sono stati sferrati altri utilizzando pesticidi e non sarin o gas mostarda.

 

Da quanto accadde lo scorso agosto insomma, quando un attacco chimico uccise centinaia di persone a Ghouta, nella periferia di Damasco, non si è fermata l’escalation di violenza praticata attraverso l’uso di armi di distruzione di massa. Quell’evento che rappresentò ciò che Obama aveva definito “la linea rossa”, ovvero il confine oltrepassato il quale ci sarebbe stato un intervento militare da parte degli Stati Uniti, è tornato ad essere oggetto di attenzione a livello internazionale a causa dell’inchiesta, condotta dal giornalista americano Seymour Hersh, secondo cui i veri responsabili della strage di agosto furono gruppi jihadisti che ottennero i gas dalla Turchia.

 

Si trattò quindi – secondo questa fonte - di una “trappola” di Erdogan che avrebbe tentato in tal modo di innescare il pretesto necessario all’intervento degli Stati Uniti in Siria. In base all’inchiesta quindi, proprio per la grave responsabilità di un Paese membro della NATO, Barak Obama avrebbe deciso all’ultimo momento di non portare avanti il raid militare alleato, in seguito alle rivelazioni dell’intelligence americana sul non coinvolgimento di Assad in quegli eventi. Una ricostruzione, quella di Hersh, che tanto gli Stai Uniti, quanto la Turchia, hanno provveduto a smentire.

 

Gli eventi in seguito allo scorso agosto hanno condotto, com’è noto, all’approvazione della risoluzione sulla distruzione delle armi chimiche e ad oggi, secondo le fonti dell’Opac, è stato condotto fuori dalla Siria il 58,5% dell’arsenale che Damasco ha dichiarato di possedere.

 

Oltre questo risultato, irrisori appaiono gli esiti delle due tornate dei negoziati di Ginevra 2, che si sono arenati sulla posizioni del governo di Assad che insiste sulla necessità di concentrare l’attenzione sul “terrorismo”, mentre l’opposizione preme per affrontare la questione della creazione di un governo transitorio, senza Bashar Al Assad.

 

Intanto gli alleati occidentali, con in testa la Francia, stanno lavorando per la presentazione di una risoluzione Onu attraverso la quale accusare il regime di Assad di crimini contro l’umanità e consegnarne i responsabili alla Corte penale internazionale dell’Aja. La finalità di questa strategia è quella di delegittimare Assad, continuare nel praticare gli sforzi necessari a rovesciarlo e impedire che vinca nuovamente alle prossime elezioni.

 

Il regime di fatto sta recuperando terreno anche dal punto di vista militare e continuando in questo senso, presto si renderà evidente la totale disfatta dei negoziati di Ginevra2. Inoltre Russia e Iran non sono disposti ad esercitare pressioni su Assad perché rinunci a presentarsi alle elezioni, mentre gran parte della Comunità internazionale sembra ormai maggiormente interessata ai più “vicini” esiti della crisi in Ucraina.



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