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19/06/19

Datagate, il Grande spione


Pubblicato Sabato, 29 Giugno 2013 23:27

 “Non voglio vivere in un mondo dove tutto quello che dico viene registrato”. Questo il messaggio del 29-enne Edward Joseph Snowden, dipendente della compagnia Booz Allen Hamilton, che grazie alle sue capacità informatiche si è reso protagonista di una fulminante carriera al servizio della National Security Agency (Nsa), la superagenzia per la sicurezza nazionale potenziata da George W. Bush all'indomani dell'11 settembre.

Snowden ha deciso di rendere pubblico il fatto che il governo statunitense effettui da anni un programma di spionaggio avente come oggetto cittadini americani e stranieri. L’osservazione dei dati sarebbe eseguita tramite sistemi automatici che ricercando connessioni di vario genere possono permettere di gettare luce su attività criminali o spionistiche, complotti terroristici, strategie commerciali o diplomatiche e addirittura predire con una certa approssimazione sviluppi politici e sociali.

 

I social network forniscono una quantità inesauribile di dati sulle tendenze sociali e politiche in diverse parti del mondo e il loro continuo monitoraggio può essere usato anche per pilotare operazioni psicologiche, immettendo notizie e informazioni con lo scopo di influenzare l’ opinioni pubblica.

 

Anche alcuni operatori telefonici come la compagnia Verizon, concedono la loro disponibilità ai servizi speciali americani e si è scoperto che la Nsa non disdegna di ascoltare nemmeno le conversazioni dei leader di altri stati durante forum e summit. Facebook, Skype, Apple e Yahoo sarebbero altresì accusate di complicità nel programma Prism.

 

Ma da dove viene Snowden? Innanzitutto nasce ad Elizabeth City nella Carolina del Nord, il 21 giugno del 1983. Poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Ellicott City, un sobborgo di Baltimora non lontano dal (futuro) quartier generale dell'Nsa... I suoi genitori divorziano e il giovane Snowden resta a vivere con la madre. La donna è vice responsabile per l'informatizzazione presso il Tribunale distrettuale di Baltimora. Si può dire che questo mestiere gli scorresse nelle vene insomma.

 

Il 2005 è un anno fondamentale: Snowden è assunto come specialista in sicurezza al Center for the Advanced Study of Language dell'Università del Maryland, gestito dall'Nsa e da lì approda successivamente alla Cia, dove ottiene un posto come specialista in information technology. Nel 2007 l'agenzia lo sposta a Ginevra, sede strategica visto il numero di organizzazioni internazionali che vi risiedono e lì, stando a quanto dichiarato al Guardian, Snowden entra in contatto per la prima volta con il lato oscuro del suo mondo.

 

Nel 2009 tuttavia, seguendo precocemente l'esempio di colleghi molto più esperti, lascia la Cia e offre i suoi servigi all'Nsa come consulente privato. È in questa veste che viene a conoscenza della vastità dell'apparato spionistico e del grado di intrusione dello stesso nella sfera privata della cittadinanza statunitense. E’ l’inizio del suo mutamento, mutamento che avrebbe fatto del riservato e ben pagato informatico un sostenitore delle libertà civili.

 

Questo il percorso che ha portato alla situazione attuale, ma le informazioni sono contrastanti e cambiano di minuto in minuto rendendo impossibile il delinearsi di un quadro sufficientemente limpido. C’è da dire che il programma di controllo dei "metadata" e il Prism sono legali ed autorizzati dal tribunale Fisa, ma è pur vero che quest’ultimo è stato criticato perché troppo condiscendente nei confronti delle richieste di autorizzazione del governo. Basti pensare che nel 2012 sono state presentate 1856 richieste di sorveglianza elettronica e non ne è stata negata nemmeno una.

 

Appare inoltre quantomeno sospetta la tempistica delle rivelazioni di Snowden, proprio alla vigilia del vertice in California tra Obama e il presidente cinese Xi Jinping, (tra gli argomenti di discussione c’ erano i reali o presunti atti di cyberspionaggio dei cinesi contro interessi statunitensi). I maggiori media americani ed europei ovviamente hanno pubblicato con piacere le informazioni messe a disposizione da Snowden aumentando le proprie tirature, per poi subito dopo cominciare a ritrarlo come un uomo affetto da disturbi psicologici.

 

Secondo il New York Times già da giovane la futura spia dimostrava una certa instabilità. Pressioni da parte della Casa Bianca? L’inversione di rotta da parte dei media comunque non sorprende, si sta solo replicando la storia di WikiLeaks. Snowden potrebbe essere stato troppo difficile da gestire, per questo la Cina gli avrebbe permesso il passaggio, consentendogli di andare in Russia, magari con la promessa di volare prima possibile verso qualche paese disposto a concedergli asilo.

 

Non è del tutto improbabile neanche l’ipotesi che l’imprenditore islandese Olafur Sigurvinsson (già sostenitore di Wikyleaks) possa aver messo a disposizione dei jet privati dagli aeroporti cinesi per agevolarne i trasferimenti (quale compagnia aerea correrebbe il rischio di perdere il permesso di volo sugli Stati Uniti?).

 

Dai quotidiani russi si evince tra l’altro che la Presidenza del Consiglio dei Diritti Umani (HRC) stia pensando di parlare con Putin per offrirgli asilo politico. Ma perché rischiare il surriscaldamento ulteriore dei già controversi rapporti tra Stati Uniti e Russia e prodigarsi per la difesa dei diritti umani senza avere niente in cambio… Secondo alcuni Snowden sarebbe stato visto chiedere informazioni in un hotel del terminal E dell’aeroporto Sheremetyevo domenica scorsa.

 

Nessun’altra notizia, nessun avvistamento nei duty free, ne nei ristoranti aeroportuali, sebbene si trovi nella zona di transito. Ci sono voluti due mesi per prendere una decisione nel caso di Assange, quindi non c’è da aspettarsi una soluzione in tempi brevi, sostiene Ricardo Patino in merito alla richiesta di asilo in Ecuador.

 

Resta il fatto che non è ancora chiaro quali conseguenze avranno le bollenti rivelazioni. Il direttore dell'intelligence nazionale James Clapper ha parlato di “danni gravi, enormi”. Tuttavia Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian, afferma che “non vi è un singolo elemento in grado di compromettere, anche lontanamente, la sicurezza nazionale statunitense]”.

 

Snowden martire coraggioso, capro espiatorio, diversivo umano per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica, non è ancora ben chiaro il ruolo di quest’uomo. Il punto è che viviamo veramente in un mondo dove “tutto ciò che diciamo è registrato” ed è raccapricciante pensare che dalla sorveglianza di massa alla manipolazione delle masse, il passo è breve.

 

Francesca Garofalo



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