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18/09/19

Iraq, il fantasma delle torture aleggia sugli USA


Pubblicato Giovedì, 07 Marzo 2013 13:39

“Li vedevo nei centri di tortura, sempre rigorosamente insieme, e loro erano al corrente di ogni minima cosa succedesse al loro interno e di tutte le torture, le più terribili”. “Loro” sono il colonnello James Steele, 58 anni, ex membro delle forze speciali in Salvador e Nicaragua, e il colonnello James Coffman, fedelissimo del generale David Petraeus, ex direttore della Cia inviato nel 2004 in Iraq per addestrare e organizzare le forze di sicurezza irachene.

 

Un 'addestramento', rivela oggi il Guardian attraverso un'inchiesta portata avanti con la Bbc araba, a base di abusi, violenze, umiliazioni, terrore. Ancora una volta l'ululante fantasma della tortura torna a tormentare il tranquillo sonno degli Stati Uniti d'America, coinvolti già nello scandalo Abu Graib e Guantanamo.

 

Secondo la ricostruzione del reporter Peter Maas, i due veterani dell'esercito mandati in Iraq a sedare la rivolta sunnita, su cui non esisterebbero prove di un coinvolgimento diretto nell'applicazione dei metodi 'poco ortodossi' con cui venivano estorte le informazioni ai prigionieri, sarebbero stati molte volte presenti durante i disumani interrogatori; mentre Petraeus, in quanto responsabile del monitoraggio dei centri di detenzione, avrebbe avuto sempre accesso a tutte le informazioni su quanto avveniva dentro le carceri gestite dal Pentagono.

 

Quest'ultimo, ipotizza il quotidiano britannico, avrebbe quindi scelto un colonnello temprato dalla guerra in America Latina per supervisionare le attività di quei veri e propri “centri di tortura” finanziati copiosamente dagli Usa e gestiti da quelle unità di commando nate dalla volontà americana di far precipitare ancora di più il paese nella guerra civile.

 

Un j'accuse pesantissimo, quello lanciato dall'inchiesta del Guardian, che mette gli il governo a stelle e strisce davanti a gravi violazioni dei diritti umani e ad efferati crimini di guerra: “Ogni singolo centro di detenzione aveva il suo comitato deputato agli interrogatori – racconta il generale Muntadher al-Samari, che ha collaborato alla creazione dei commando – Ogni comitato era composto da un ufficiale dell'Intelligence e da otto persone che interrogavano i prigionieri. Usavano ogni metodo di tortura per far confessare i detenuti: li sottoponevano a scariche elettriche, li appendevano a testa in giù. Strappavano loro le unghie, li picchiavano sulle parti più sensibili”.

 

Una cruenta strategia del terrore, quella portata avanti dal Pentagono, che Coffman, Steele e Petraeus hanno pubblicamente condannato, spiegando di aver all'epoca provveduto a “informare la catena di comando dell'esercito americano, l'ambasciatore americano a Baghdad e tutti i leader iracheni” delle atrocità commesse all'interno di quelle mura. Un passaparola ufficiale costato all'Iraq una sanguinosa guerra civile che ad oggi conta decina di migliaia di vittime. (F.U.)



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