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23/01/20

Le chiamavano "trinità": le peculiarità della partitocrazia italiana


Categoria: EDITORIALI E COMMENTI
Pubblicato Giovedì, 25 Ottobre 2012 11:26
  • Luigi O. Rintallo

A detta di alcuni osservatori, i due schieramenti del bipolarismo post-prima repubblica andrebbero trasformandosi in due “trinità”.


Da un lato, le tre componenti della vecchia Unione prodiana: il Pd erede dell’Ulivo, Sinistra ecologia e libertà di Vendola e il partito dell’ex pm Di Pietro; dall’altro, i resti del Pdl che puntano ad auto-conservarsi con un riciclaggio moderato di stampo doroteo, una inedita lista civica ancora indecisa fra anti-europeismo e rilancio di una quanto mai fantomatica rivoluzione liberale e, infine, il ricompattamento della destra nazionale ex missina a guida prevalentemente “romana” (sindaco Alemanno, Meloni e Storace).

 

Quanto queste trinità non siano a loro volta a rischio di ulteriori frantumazioni non è dato sapere. Davvero Renzi, in caso di vittoria di Bersani alle primarie, resterà dentro il Pd o darà vita a un’altra forza politica? E quel che resta del Pdl riuscirà ancora a tenere insieme ex socialisti ed ex dc?

 

Secondo Giampaolo Pansa, per il centro-destra sarebbe opportuno optare decisamente per la fondazione di un Partito popolare italiano, in grado di riunire tutti i moderati sotto bandiere ex democristiane, così da ricollegarsi ai confratelli europei del Ppe. Di un uguale processo a sinistra, verso la compiuta realizzazione di un partito socialdemocratico, nessuno riesce a vedere nemmeno lontanamente i contorni.

 

L’Italia pare così destinata a mantenere la sua peculiarità. Ma mentre si dibatte di tutto questo negli editoriali e negli articoli di giornale, è ben difficile immaginare quali saranno i reali comportamenti degli elettori. Tanto più che l’area del non voto, stando ai sondaggi, è molto ampia, così come le preferenze verso nuovi soggetti quali il Movimento 5 stelle.

 

Il punto vero resta sempre lo stesso: quale potrà essere la sorte dell’Italia negli scenari geopolitici allestiti dal vero motore del processo globalizzante. La politica non ha finora prodotto alcun soggetto in grado di rivelarsi pienamente consapevole della posta in gioco, né tanto meno di risultare davvero incisivo su una realtà che procede come una macchina fuori controllo.



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