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21/10/19

La società e la sua rappresentazione virtuale


Categoria: EDITORIALI E COMMENTI
Pubblicato Domenica, 12 Agosto 2018 20:19
  • Roberto Granese

A Casaleggio figlio, il quale ritiene che una persona per esistere deve poter bere, respirare, informarsi, spostarsi e collegarsi alla Rete, Francesco Merlo ne la Repubblica del 9 agosto scorso scrive che “… senza sottovalutare il Web, c’è qualcosa di ossessivo e di estremista nell’anteporre il collegamento alla Rete a molti diritti proclamati dalla Dichiarazione universale: dall'uguaglianza alla libertà personale, dalla proprietà privata alla presunzione di innocenza. E prima della Rete ci sarebbero anche tanti diritti del cittadino elencati nella nostra Costituzione, dal diritto al voto alla libertà religiosa al diritto alla Salute…”. 

 

Il tema è di stretta attualità. Agenzia Radicale e Quaderni Radicali dedicano molta attenzione alla nevralgica questione per il carattere fanatico che l’approccio della Casaleggio associati contiene.

 

Di seguito vi è la trascrizione del breve intervento che Roberto Granese, webmaster militante a titolo gratuito dei nostri siti, ha fatto sull’argomento alla presentazione del libro “l’altro Radicale. Essere liberali senza aggettivi”di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo (Guida editori). Libro che nell’ultima parte ripropone una lettura del Web, della sua utilità e dei possibili rischi che potrebbe sottendere. L’intervento è una rilettura critica dell’argomento …

 

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Buonasera. Rispondo alla sollecitazione di Giuseppe Rippa, per quanto riguarda il mio specifico, di un piccolo approfondimento a riguardo di ciò che si accennava nell’ultimo capitolo del suo libro a proposito della relazione reciproca tra la società e la sua rappresentazione virtuale; come si declina questa correlazione, quanto è effettivamente solida e cosa genera, in questo ambito, determinate distorsioni ed estremizzazioni.

 

Che succede fondamentalmente quando parliamo di social media come mezzo di comunicazione?

 

L’argomento è stato affrontato spesso in molti ambiti di discussione e quello che è il meccanismo di analisi ed utilizzo dei big data per lo più ovviamente a scopi predittivi sia da un punto di vista commerciale e finanziario (analisi in tempo reale dei trend o dell’accoglienza di determinate campagne di marketing ad ogni livello, analisi dell’accoglienza di determinate politiche, classificazione e targetizzazione della popolazione online, previsione dei comportamenti di spesa e di investimento, ecc. ) ha una ricaduta anche da un punto di vista di orientamento del comportamento delle persone sul web perché ovviamente gli algoritmi di selezione a base marketing travalicano il loro scopo e polarizzano le opinioni.

 

Cosa avviene in sostanza? Avviene che i contenuti vengono selezionati automaticamente in base alle preferenze gli individui ed alle loro conoscenze ed esternazioni e questo crea, necessariamente, che tu all'interno della tua rete non riuscirai mai a vedere qualcosa che non sia “coerente con la tua profilazione” e, quindi, in un qualche modo a te suggerito dall'algoritmo perché tu sei tu… quindi ti aiuta ad essere, se vogliamo, una versione estremizzata di te con tutte le tue determinate posizioni estremizzate; da qui all’utilizzo per polarizzare, in modo guidato, le opinioni, dal Russiagate, a Cambridge Analitica, passando per innumerevoli altri casi il passo è breve.

  

Il quadro della società dipinta sul Web che ne viene fuori è ovviamente un quadro iper-reale a tinte anormalmente accese: se noi volgiamo, in questo quadro, il nostro sguardo al punto di vista del singolo individuo sul web vediamo che il suo colore (orientamento) diventa sempre più acceso (estremizzato) perché è auto-polarizzato come spiegato, contemporaneamente se invece allarghiamo lo sguardo con un approccio analitico-sistemico all'intero gruppo ci accorgiamo dell’accostamento di tinte a più forte contrasto ovvero la società risulta molto più frammentata, estremizzata e molto più diciamo in conflitto di quanto effettivamente poi non sia realmente.

 

Aggiungiamo poi che questa rappresentazione viene filtrata e riproposta tramite il meccanismo mediatico e questo comporta un effetto di amplificazione per cui un ulteriore parte della popolazione, che sul web magari non ha partecipazione attiva e/o consapevole, ne diventa in un certo senso vittima e amplifica ulteriormente questa polarizzazione fino a portarla poi nella società reale… un po’ come una profezia che si auto adempie.

 

Un’altra problematica implicazione di questo meccanismo è la banalizzazione/criminalizzazione delle élite/expertise ovvero che le opinioni in generale degli esperti sono frustrate in modo totale o completamente ignorate per due ordini di motivi:

 

- per il motivo banale che si tende a diventare autoreferenziali (la totale disponibilità di supporto alla veridicità di qualsiasi opinione, la sovrapproduzione di informazioni discordanti e la incapacità di analizzarle in modo sistematico, sia livello diacronico che sincronico, degli utenti del web li rende autoproclamati esperti di qualsiasi materia);

 

- perché anche in questo modo si tende a dividere il mondo in “noi”,frustrati, polarizzati ed autodeterminati come individui, e il resto del mondo contro di noi. Il resto del mondo in cui viene percepita una parte decidente fuori da noi e una parte che quelle decisioni subisce in modo iniquo e senza aver potuto determinarle.

 

Questo genera uno squilibrio di percezione per cui si crea l’idea dell'élite che non sono più una selezione in base alle capacità delle persone, ma qualcosa di negativo che non ha nessun diritto di parlare delle proprie competenze più di qualsiasi altra persona che sul web…

 

Anche da qui vengono poi le distorsioni del genere del discorso di Casaleggio sull’inutilità del Parlamento perché a quel punto succede che ogni persona, in seguito a questo meccanismo di “polarizzazione autoreferenziale” è convinta di avere la possibilità reale di poter decidere su tutto meglio di tutti e quindi, necessariamente, non c'è più bisogno di expertise né tantomeno di rappresentanza.

 

Questo genera, oltre che un chiaro rischio per la democrazia, la distruzione dell'élite per quelle che sono e della possibilità di riproduzione delle stesse poiché essere un esperto diventa pericoloso ed ingiusto - perché significa essere un bersaglio o un criminale - come lo è diventato fare politica od occupare un qualsiasi ruolo di responsabilità e/o potere nella società…

 

Vivere all'interno di questo sistema di amplificazione delle sensazioni falsa completamente il giudizio obiettivo per cui ogni grado di libertà percepito all'interno della società è fondamentalmente fittizio e può diventare il bandolo di una matassa infinita che non è possibile sbrogliare…

 

(immagine da alessandroceci.eu)

 

 



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