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17/11/18

Centro destra e Centro sinistra, con o senza trattino: il dibattito senza qualità


Pubblicato Giovedì, 14 Dicembre 2017 09:07
  • Silvio Pergameno

L‘Italia affronta le elezioni della prossima primavera in un tempo politico segnato da un lato dal processo di globalizzazione e dall’altro dalla crisi del sistema politico venuto in essere dopo la caduta del fascismo e la seconda guerra mondiale, una crisi ormai perdurante da molti anni.

 

Ci sono perciò problemi enormi da affrontare, ma il dibattito, lo scontro politico sembra piuttosto modesto, circoscritto alla ricerca di alleanze o meglio coalizioni tra le formazioni venute in essere negli anni della cosiddetta “Seconda Repubblica”, un soggetto così povero di pensiero che verrebbe voglia di scrivere “2° Repubblica”, un numero ”senza qualità”.

 

Ma sarebbe un errore fermarsi a questo primo gradino. La situazione infatti va studiata sotto due profili: quello culturale, che concerne tutta l’Europa e non solo l’Italia, e quello politico pratico. Sotto il primo approccio occorre registrare il fatto che la democrazia ha vinto sui totalitarismi della prima metà del secolo ventesimo, che non erano soltanto forme di autoritarismo più o meno accentuato, ma processi politici che pretendevano di monopolizzare la vita intera degli uomini e di utilizzarla e distruggerla a piacimento.

 

L’Europa di oggi ha superato questa fase, anche se i paesi europei in larga parte brancolano nelle incertezze e restano vittime di sciocchezze tipo la Brexit. La cultura marxista, che ha avuto un peso di rilevo ai fini della costruzione degli stati sociali, sembra esaurita e con essa le formazioni politiche che aveva ispirato: oggi le nuove conquiste si presentano come “diritti civili”, istanze di natura liberale che vedono al centro i diritti dell’uomo, della persona e non hanno confini, perché evolvono e maturano con il progresso umano.

 

In evoluzione è invece è la cultura religiosa, che negli ultimi due secoli aveva ispirato in tanti paesi europei correnti di pensiero politico e formazioni partitiche e ne è prova il “nuovo corso” avviato nella Chiesa cattolica dagli ultimi pontefici.

 

Sotto il profilo politico pratico, e qui restringiamo il discorso al nostro paese, proprio il panorama offerto da questi mesi di vigilia elettorale fa pensare che la grande novità sia quella se andiamo verso un centro destra e un centro sinistra scritti tutto attaccato o col trattino in mezzo. Non è così.

 

Intanto, è molto chiaro, che il vecchio colossale dibattito politico è tramontato e con esso si è data sepoltura ai vecchi partiti, che nessuno cercherà più di far rivivere. Poi succede che gli approcci, le liti e separazioni di oggi appaiano solo residui di una stagione destinata a non tornare. Poi quel poco di novità che appare guarda caso si chiama tutto “centro”, quasi si trattasse di una famiglia sola. E in un certo senso è così, perché non ci saranno più le divisioni profonde proprie del Novecento, ma si va verso una lotta politica fatta sui problemi concreti: Europa o non Europa (e soprattutto quale Europa), immigrazione, disoccupazione, rapporti internazionale ecc. ecc.

 

Poi è altrettanto chiaro che se si fa uso del “trattino” il passo avanti è piccolo, iniziale, il minimo oggi possibile (ed è a questo che la nuova legge elettorale fa pensare); se si toglie il trattino si pensa invece a qualcosa di nuovo, tutto da pensare e da costruire, cioè a due partiti veramente nuovi e moderni. Due, non di più? No. Bipartitismo, maggioranza e opposizione, alternanza, governabilità…

 

Il sogno di questi ultimi venti anni (in cui quanti lo hanno coltivato sono rimasti sempre sconfitti) evidentemente non si realizza uno actu, perché non può che essere che l’esito di una trasformazione profonda, con i suoi tentativi, le sue sconfitte, i suoi passetti avanti. La sconfitta dei novatori nel referendum di dicembre andava anche messa nel conto (anche perché la legge sottoposta a referendum non era un capolavoro…), ma comunque il 40% dell’elettorato ha dimostrato di aver capito e occorre conquistarne un dieci per cento, che poi significa affrontare quelli che non votano, e in questo settore di elettorato non i disinteressati alla politica, ma quelli che vorrebbero votare, ma non sanno per chi votare.

 

C’è quindi da sperare che in questi mesi di campagna elettorale che ci attendono l’attenzione sia posta su questo crinale, attraverso il quale si esprime una delusione da non sottovalutare.

 

 



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