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25/04/19

Lo scontro di Ravenna


Pubblicato Sabato, 07 Ottobre 2017 09:58
  • Silvio Pergameno

L’incontro a Ravenna tra Pierluigi Bersani e Vasco Errani per i demoprogressisti e Giuliano Pisapia  per il suo Campo Aperto si è concluso con un nulla di fatto, sancito alla fine con Errani che tentava il colpo gobbo di proclamare Pisapia leader del progetto della casa comune tra i due movimenti, e questi che replicava proclamando Errani, perché lui aveva vinto, visto lo scrosciante applauso dei mille presenti in platea che aveva accolto la sua proposta.

 

In effetti era la conclusione di un dialogo tra sordi, nel quale gli scissionisti dal PD avevano in tutti i modi tentato di stringere nell’angolo il “campista” chiedendogli che si fissasse la data dell’assemblea fondativa dell…’ircocervo e chiudendo con chiarezza a Renzi (che nel frattempo in direzione dichiara invece di voler aprire …  “i nostri avversari, che non sono quelli che se ne sono andati via dal Pd), mentre l’ex sindaco di Milano replicava imperterrito, alla proposta di sposarsi subito, che in politica lui era per la poligamia. In altri termini se la perentoria richiesta di Bersani ed Errani dà per scontato che il connubio sia ormai deciso, la risposta della controparte non lo dà affatto.

 

Naturalmente non è detto che il dialogo sia ormai morto e sepolto, ma è sicuramente chiaro che Pisapia non è il tipo che si lascia incastrare, proprio perché le “convergenze parallele” che ispirano la sua posizione ne rivelano un moroteo ricco di doti, anche se la sua posizione appare difficilmente sostenibile.

 

Infatti, non si può dimenticare che l’unica ragione della scissione dell’MDP è il Renzi dello sgarbo della rottamazione, come primo atto di un percorso di spostamento al centro del PD, e che poi su questa strada pochi giorni fa si è sentito - dopo tanto tempo - con Prodi (vedi il Corriere di ieri), il quale – pur dicendo di non voler scendere in campo - considera il PD l’unico baluardo per l’Italia e cuore di un’alleanza di centro sinistra, impossibile senza un forte Partito democratico, ponendo un’unica condizione: che non ci si muova solo con l’obbiettivo di suggellare una grande coalizione con Forza Italia. Dove la parola più significativa è proprio quel “solo”.

 

L’Ulivo cioè è superato, e con esso il lungo passato di cui rappresentava l’ultima tappa.

 

 



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