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12/08/22

Renzi viaggiatore


Categoria: EDITORIALI E COMMENTI
Pubblicato Martedì, 16 Luglio 2013 22:34
  • Luigi O. Rintallo

Il viaggio di Matteo Renzi all’estero è stato presentato con una certa enfasi dai media italiani. Il sindaco di Firenze ha avuto modo di incontrare alcuni leader politici stranieri – fra gli altri la cancelliera tedesca Merkel – e ciò è apparso agli occhi dei cronisti come un’accorta strategia volta a preparare il terreno per la prossima candidatura alla guida del governo.

 

Qualcuno, fra cui Grillo, ha evidenziato come il fatto fosse una conferma della condizione di colonia alla quale si sarebbe rassegnato il nostro Paese, incapace di decidere alcunché autonomamente e sottomesso alle direttive estere.

 

Qui interessa, tuttavia, soffermarsi sul significato di questi gesti nell’ambito della politica del Partito democratico. In fondo, Renzi ha ripetuto lo stesso percorso dell’antagonista della sua polemica sulla rottamazione, vale a dire D’Alema, oggi annoverato fra i suoi potenziali supporters.

 

Anche D’Alema esibì all’esordio del suo incarico di premier un viaggio alla City londinese, che doveva costituire il crisma di legittimazione internazionale. Il problema è che il Pd continua a rivestire lo stesso ruolo che quasi vent’anni fa si era delineato per i post-comunisti all’indomani di Tangentopoli.

 

Allora, come ha scritto Arturo Gismondi, le oligarchie al potere avevano “individuato nei partiti post-comunisti gli unici centri politici, risparmiati dalle inchieste giudiziarie, attorno ai quali riorganizzare quel che restava del ceto politico, delle diverse burocrazie e dei diversi apparati dello Stato”.

 

L’aver accettato di svolgere questo ruolo ha rappresentato un modo per conquistare una porzione di potere, ma è anche stata una ragione per la quale non si è potuto esercitare alcuna azione di cambiamento reale.

 

Oggi, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata anche nel Pd. E poco importa che Renzi non provenga nemmeno dall’apparato del partito di D’Alema. A contare davvero è che l’odierno Pd si dimostra incapace di ripensare la sua storia, i suoi modelli di riferimento e, anziché affrontare una volta per tutte la questione liberale, preferisce trovare accreditamenti altrove che però non permettono di svolgere alcuna reale iniziativa politica. 

 

 



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