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26/01/20

Grillo, il voto “utile” di un radicale confuso


Categoria: EDITORIALI E COMMENTI
Pubblicato Mercoledì, 06 Febbraio 2013 23:43
  • Ermes Antonucci

“Secondo me il voto utile, là dove non c’è la lista “Amnistia Giustizia e Libertà”, è l’M5S, segnatevelo”. A dare questo consiglio è stato il senatore radicale Marco Perduca, dalla propria pagina Facebook. Il movimento di Grillo, secondo Perduca, rappresenterebbe la naturale alternativa alla lista radicale nei territori in cui questa non è riuscita a raccogliere il numero sufficiente di firme e quindi a presentarsi alle elezioni.

 

Il problema è che, aldilà della più o meno condivisa logica di contrapposizione al soffocante sistema partitocratico, i contenuti politici del Movimento 5 Stelle appaiono distanti anni luce dai principi e dalle battaglie che i radicali hanno faticosamente sostenuto nel corso della loro storia.

 

Se nella forma il M5S si pone come soggetto politico di rottura rispetto al tradizionale apparato dei partiti, nella pratica l’inconsistenza dei contenuti esibiti, l’approccio populista su alcune tematiche e il disinteresse più totale per altre, esprimono tutta la sterilità di una protesta fine a se stessa, e che pare nulla abbia da spartire con la visione liberale propria del movimento radicale.

 

Occorre sottolineare che il “consiglio elettorale” del senatore Perduca non è stato accolto in maniera positiva dagli amici virtuali di Facebook. C’è chi chiede a più riprese a Perduca se stia scherzando – ricevendo un “no” secco e convinto –, chi si lancia in provocanti ironie (“Eh si il M5S! Proprio una lista liberale, liberista, libertaria e garantista. Perchè non Casa Pound o FN senatore?”), chi crede che votare Grillo sia “un insulto a tutte le lotte di diritti civili”, e c’è anche chi fa il verso all’esternazione del senatore: “Secondo me Beppe Grillo è portatore ed espressione di una cultura fascistoide, segnatelo”.

 

Resta, in tutto ciò, l’amara impressione che il fascino grillesco non abbia solo conquistato buona parte dell’elettorato, insediato su un retroterra culturale che fatica a sviluppare una piattaforma liberale, ma persino i soggetti politici che avrebbero come obiettivo proprio quello di mettere in luce tutte le contraddizioni della partitocrazia e di quegli attori che si contrappongono ad essa solo in apparenza.

 

Non è chiaro poi perché si confonde l’aspirazione a raccogliere una domanda di cambiamento, per quanto non strutturatasi in modo credibile da produrre reale alternativa, che forse sinceramente è nel potenziale corpo elettorale del movimento, con lo stesso Grillo e il suo guru Casaleggio il cui percorso, attraverso il web, è finalizzato a tutt’altri equilibri e aspira a tutt’altro disegno strategico.



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