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16/10/19

Era 'biomediatica': le nuove frontiere della S.V.O.D.


Categoria: ECONOMIA
Pubblicato Sabato, 06 Ottobre 2012 18:42
  • Stefano Delle Cave

La sigla S.V.O.D sta per 'Subscribe Video on Demand' ed indica letteralmente la possibilità di vendere contenuti video in streaming online mediante abbonamento: un mercato che negli Stati Uniti nel 2012 ha superato il miliardo di dollari, con un aumento del 430% rispetto ai primi sei mesi del 2011.

 

Un sistema dominato da Netflix la cui quota è passata da meno dell’1% del 2010 al 44% nel 2011 e che, come la sua più diretta concorrente Apple, si è concentrata sul lato hardware di questo business e dunque sull’accessibilità su più device: Netflix è presente su un gran numero di dispositivi connessi, mentre iTunes trae vantaggio dalla crescente vendita dei device della Apple.

 

Ovviamente, però, l'allargamento del mercato ha favorito l'ingresso di nuovi soggetti come Amazon: questo ha fatto un accordo con la Warner Bros, un affare tra i 20 e i 30 milioni di dollari, manifestando la volontà di misurarsi su un territorio finora poco esplorato e molto dispendioso come quello dei contenuti in esclusiva.

 

Alla compagnia di  Reed Hastings bisogna aggiungere l'esperienza di UltraViolet, il sistema di storage digitale per le library dei titoli già comperati dagli utenti in forma di DVD e Blu-ray, sostenuto da molte major hollywoodiane e lanciato lo scorso ottobre. La spesa dei consumatori per l’acquisto di copie digitali dei film è difatti salita del 22% a 329 milioni di dollari, parallelamente all’aumento degli abbonati di UltraViolet che ora superano i 4 milioni.

 

Il concorrente più temibile di Netflix sembra essere Redbox Instant by Verizon, un servizio di streaming ancora in fase di rodaggio, nato appunto dalla partnership tra i distributori automatici di Dvd e Blu-ray Redbox e il colosso della fibra ottica Verizon e per ora sperimentato sulle famiglie di 500 impiegati per poi essere lanciato in rete nel 2012.

 

Ottimi dati dunque, per l'inizio di una nuova era che viene definita biomediatica. Un’epoca in cui predominano non solo i palinsesti multimediali personali, ma in cui sono gli individui stessi a produrre i contenuti e a plasmare i mezzi per consumarli.



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