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22/11/17

Draghi placa l’ardore di Tsipras e Varoufakis


Pubblicato Giovedì, 05 Febbraio 2015 14:13

Avevano vinto le elezioni raccontando a un Paese allo stremo grossomodo la favola che voleva sentirsi raccontare. Andati al potere, hanno abbassato come previsto la cresta, ridimensionando i propositi bellicosi e le minacce all’euro. Così, scravattati e sorridenti, la strana coppia Tsipras e Varoufakis si è messa in viaggio per un tour europeo alla ricerca dei soldi perduti, con l’appoggio paraculo di quei paesi amici – in testa l’Italia – speranzosi del fatto che il profilo greco potesse affascinare i cosiddetti burocrati di Bruxelles e aprire un varco nel fortino dell’austerity.

 

Ma la decisione di Mario Draghi di sospendere l’erogazione di denaro alle banche elleniche in difficoltà, prendendo in garanzia i titoli di stato“spazzatura”, ha gelato l’ottimismo di chi considera ormai la BCE malleabile in versione anti-tedesca. Nei fatti la mossa della Banca centrale è la diretta conseguenza del venir meno delle garanzie che il debito greco sia sostenibile dopo l’intenzione del governo Tsipras di non rispettare il piano concordato in passato con la Troika, che conteneva in sè, fra le altre cose, la possibilità sottostante dell’intervento della Bce a tassi di favore per sostenere eventuali carenze di liquidità del sistema bancario greco.

 

In sostanza la banca centrale fa un passo ammonitore in attesa del nuovo accordo sul rientro del debito, in vista del quale Tsipras e suo ministro delle finanze hanno avuto l’avviso che non possono tirare troppo la corda.

 

Come spiega Giavazzi sul Corriere della Sera, “il loro vero obiettivo è spingere la Bce ad accettare una ristrutturazione dei titoli di Atene che essa acquistò nel 2010 nell’ambito del Securities market programme, circa 31 miliardi di euro. Ma se lo facesse, la Banca violerebbe i trattati europei, che impediscono di finanziare debiti pubblici stampando moneta. I governi sono liberi di condonare anche tutto il debito greco, ma la Bce (che peraltro fino ad ora ha ottenuto un buon rendimento da quell’investimento) non lo può fare.

 

Non solo la Bce non può accettare perdite sui titoli pubblici che ha acquistato: non può neppure accettare, come garanzia nelle operazioni di finanziamento delle banche, titoli di un Paese che ha abbandonato il programma concordato con la troika. Un programma che, come ha rivelato ieri sera la Bce, è già di fatto violato. La sospensione del finanziamento delle banche è un primo passo nella direzione che potrebbe portare alla uscita della Grecia dall’Unione monetaria.

 

L’obiettivo strategico di chi oggi è così accondiscendente verso Tsipras era dare scacco matto alla Bce, costringendola a violare apertamente i trattati. Indirettamente, bloccare il cosiddetto Quantitative easing, il programma di acquisto di titoli pubblici che la Bce ha annunciato il 22 gennaio. Eliminare quindi il paracadute per l’euro e mettere a rischio l’intera architettura dell’Unione monetaria. Ma da ieri i nemici dell’euro devono sapere che Francoforte rimane il presidio della moneta unica.” (A.M.)

 

 



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