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22/07/19

TechCrunch, (RE)Design il Made in Italy


Pubblicato Sabato, 28 Settembre 2013 10:17

(RE)Design. O, di come l’innovazione digitale possa segnare il nuovo sentiero del Made in Italy. Dalla moda al turismo passando per editoria, servizi e no profit. Ma, è anche il caso di aggiungerlo, di come la nostra italianità perduta possa ridisegnarsi e ‘consolarsi’ dopo gli abbandoni di alcuni grandi colossi del Paese, recentemente svenduti (vedi voce Loro Piana e Telecom) o sul punto, probabilmente, di volare via (è il caso di Alitalia). 

 

Crescita economica e sviluppo sostenibile, con particolare interesse per l’Italia. Queste le parole chiave della seconda edizione del TechCrunch Italy, una delle più importanti manifestazioni mondiali dedicata a innovazione e tecnologia, sbarcata al MAXXI di Roma il 26 e 27 settembre. Prima di tutto, una vetrina per conoscere le molte startup italiane che vi hanno preso parte. Fra queste, le otto finaliste della StartUp Competition che ha messo in palio per il vincitore 50.000 mila euro.

 

Ad aggiudicarseli, la GiPStech un progetto nato all’Università della Calabria. L’idea? Un navigatore per ambienti chiusi che oltrepassa le barriere del Gps consentendo di orientarsi anche in luoghi non coperti da segnale come ospedali, musei o negozi.

 

Alle ‘sconfitte’ va il merito di aver proposto contenuti innovativi che faranno sicuramente parlare di sé. E il campo è vastissimo: dalla salute (Aenduo) alle realta’ legate al B2B, il Business to Business o commercio interaziendale (BeMyEye, Patflow, Vivocha) fino ai servizi per i consumatori (SportBoom, Bauzaar, Fluentify).

 

Non solo competizione ma anche momento di dialogo, confronto e dibattito, con voci di rilievo nel panorama internazionale e italiano. Da Renaud Visage, CTO e co-fondatore della Eventbrite, azienda leader nel servizio di programmazione e vendita di biglietti online per qualsiasi tipo di evento (TechCrunch incluso) ad Amelia Showalter esperta di analisi quantitativa e, insieme all’eccentrico Harper Reed, vero e proprio architetto digitale che col suo team ha dato forma e successo alla campagna per la rielezione di Barack Obama nel novembre 2012.

 

Essere umili, testare tutto, mai smettere di cercare nuove voci e prospettive” spiega la Showalter. “Anche le idee apparentemente più bizzarre e improponibili, possono risultare vincenti e produrre innovazione”. Questa la ricetta che arriva da Washington cui fa eco, dalla Silicon Valley, la voce di Matthew Prince co-fondatore di Cloudfare azienda che intermedia il 4% del traffico web mondiale operando nella prevenzione da attacchi hacker.

 

“Molte start up partono con le migliori intenzioni” ci dice. “Pochissime effettivamente hanno successo, molte si rivelano un fallimento ma dal fallimento si può ripartire per migliorare e migliorarsi”. Essere resilienti, resistenti e duttili cioè, di questo è certo Renato Soru, fondatore e patron di Tiscali. Nata come start-up in Repubblica Ceca nel 1994 e approdata in Italia nel 1998, la compagnia telefonica sarda è stata la prima ad offrire internet gratuito. A quasi vent’anni dalla sua fondazione, Soru sa che molte cose sono cambiate. “Il panorama delle telecomunicazioni è in continua evoluzione ma anche nella trasformazione e nel declino del nostro Paese – specie quello occupazionale – è possibile crescere ed andare avanti. Un’azienda, l’idea di un’azienda, è come una donna, mai innamorarsene troppo. Se non va, bisogna essere pronti ad andarsene e rivolgersi ad altro” dice. “E l’Italia può ancora competere con gli Stati Uniti, ma deve puntare prima di tutto sul digitale ”.

 

E a parlare di digitale, in questo caso di Agenda digitale, è stato Francesco Caio, commissario incaricato dall’esecutivo Letta dell’avvio dell’Agenzia dell’Italia digitale. Una serie di misure abbozzate da Corrado Passera nel precedente governo che ora necessitano di un percorso lineare e strutturato da intraprendere. Una mappa tuttora a macchia di leopardo nel nostro paese ma Caio è fiducioso.

 

Ci sono degli obiettivi che verranno raggiunti nel breve medio periodo: il biennio 2014-2016. Tre le priorità: anagrafe dei residenti, identità digitale e fatturazione elettronica. Innovazione nella pubblica amministrazione e semplificazione per chiunque voglia utilizzare questi dati per progetti imprenditoriali. E l’Ad di Avio è certo che l’Italia abbia ancora molto da dire sulla scena internazionale. “L’Italia non è il passato, è il futuro. E’ necessario puntare sulle università, poli di eccellenza, fatti da grandi talenti a basso costo da non far scappar via”.

 

Chiarezza di direzione e ottimismo è stato espresso anche da Mattia Corbetta, membro della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo economico che vede cambiamenti sostanziali rispetto al passato a tutela delle 1148 startup attualmente registrate. Ripartendo dal decreto Passera e dall’Agenda per la Crescita Sostenibile: “Abbiamo deciso che l’assenza di supporto per le start-up doveva essere affrontata come un’emergenza”. E dall’emergenza sono state elaborate nuove misure. Qualche esempio?

 

Le iniziative potranno essere registrate online liberamente, fornendo contratti temporanei flessibili per quattro anni, offrendo azioni invece di uno stipendio e retribuzioni commisurate ai risultati ottenuti” prosegue. Una vera rivoluzione per il mercato del lavoro italiano che consentirà, tra l’altro, di maturare crediti fiscali per l’assunzione di profili alti. Sulla carta, un impegno preciso da parte del governo: un fondo che garantisce l’80% dei prestiti bancari alle imprese, il 30% di sgravi per chi investe in startup e uno sconto del 30% sui servizi dell’Istituto del Commercio estero. Il tutto in tempi brevissimi, a partire da ottobre con una manovra che, garantisce il segretario, verrà licenziata in due, massimo tre settimane.

 

“Siamo il primo Paese al mondo che ha una regolazione dell’equity crowdfunding, chi voglia raccogliere finanziamenti dalla comunità può farlo in cambio di azioni.” E sul fallimento Corbetta sottolinea la necessità di poter ripartire in fretta. “Non avevamo una cultura del fail fast. Abbiamo invece fatto in modo che ora ci si possa muovere velocemente al passo successivo”.

 

Sperando che la “resilienza” invocata da Renato Soru faccia sentire i propri effetti.

 

Diletta Paladini



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