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22/07/19

Libertà religiosa, vittoria dei diritti umani al Consiglio d’Europa


Pubblicato Martedì, 15 Aprile 2014 01:24

Vittoria dei diritti umani, quella che si è consumata al Consiglio d’Europa il 10 aprile. Il rapporto Salles, che voleva introdurre misure restrittive sulla libertà religiosa sul fallimentare modello francese, è finito letteralmente a gambe all’aria. Rudy Salles, esponente di un’ala anti-sette che ha suscitato polemiche in tutta Europa per le violazioni dei diritti umani fondamentali, aveva proposto una risoluzione volta a proteggere i minori da non meglio precisate "derive settarie".

 

La raccomandazione è stata bocciata, sia grazie alle migliaia di firme raccolte tramite la petizione online e il lavoro instancabile di diverse ONG, sia perché vari parlamentari chiedevano perplessi a Salles di spiegare cosa fosse una "setta", se non un termine discriminatorio che l’Assemblea stessa, nel 1999, aveva risolto di non utilizzare; e Salles non era in grado di dare una risposta concreta, visto che nel rapporto stesso aveva ammesso che non esiste una definizione universalmente accettata che corrisponda alla parola.

 

La risoluzione, invece, è stata emendata e accolta, capovolgendone letteralmente i contenuti discriminatori per sottolineare invece l’importanza di proteggere in ugual modo i bambini appartenenti a minoranze religiose come quelli delle maggioranze, condannando ogni forma di abuso presso qualunque organizzazione religiosa, ribadendo la necessità che la giustizia possa procedere contro chi ne commette, e rifiutando ogni forma di discriminazione delle minoranze.

 

 

Le politiche della Miviludes, agenzia governativa interministeriale francese che si dedica alla "lotta alle sette", sono costate alla Francia tre condanne dalla Corte di Strasburgo: Rudy Salles, collaboratore dell’esponente Miviludes Georges Fenech, aveva ritenuto il tribunale "troppo liberale", come ha scritto nel rapporto in cui chiedeva appoggio "anche economico" alle organizzazioni anti-sette.

 

La FECRIS infatti, ufficialmente una ONG ma finanziata quasi totalmente dal governo francese (nonostante le norme internazionali lo vietino) sta affrontando una fase difficile da quando ONG indipendenti hanno iniziato a denunciare in ogni sede i pericoli per i diritti umani che le loro azioni hanno rappresentato nei paesi in cui hanno iscritti e referenti.

 

Uno di questi è il nostro paese, dove le associazioni FECRIS collaborano direttamente con la Squadra Anti-sette della polizia di Stato. Come ribadito in tre interrogazioni parlamentari, hanno causato gravi casi di in-giustizia. Il referente principale è don Aldo Buonaiuto, della Comunità Giovanni XXIII. Il ruolo di Buonaiuto ha suscitato polemiche sulla laicità; fu ad esmpio tra i primi a scagliarsi contro Beppe Englaro nella drammatica e travagliata vicenda di sua figlia.

 

Non si tratta del solo caso di estremismo "sanfedista" e di invasione nella sfera individuale delle persone. Il sito "Libero Credo", ha pubblicato documenti pubblici e privati, ha messo in luce inquietanti connessioni fra privati cittadini, istituzioni e forze dell’ordine, diffusione di dati falsi, pressioni per mettere a tacere studiosi di movimenti religiosi, etc. Il portavoce del Forum Anti-sette ha ammesso di recente che quei documenti sono veri: se così fosse, si tratterebbe di un vero e proprio attentato alle libertà sancite dalla Costituzione, perché la metà di quel materiale sarebbe sufficiente ad aprire una commissione d’inchiesta, come sollecitato in sede OSCE/ODIHR a Varsavia il 25 settembre scorso da alcune ONG.

 

L’elemento più grave denunciato da Libero Credo è forse l’abuso degli organi di giustizia contro la libertà di espressione che, come il sito fa notare, costituirebbe un’omissione d’ufficio non perseguire, soprattutto ora che l’autenticità di quei documenti è stata confermata dagli stessi autori. Fatti che costituirebbero vere e proprie persecuzioni qualora delle indagini confermassero la ricostruzione del sito.

 

Obiettivo politico di tali movimenti anti-sette, la reintroduzione del reato di plagio sotto forma di "reato di manipolazione mentale",nonostante la Corte Costituzionale, nel 1981, abbia abolito la norma stabilita dal Codice Rocco fascista per via della sua incostituzionalità.

 

Ma se negli anni Ottanta movimenti anti-sette come l’ARIS (protagonista del grave caso di Alessandra Pesce, che denunciò di essere stata sequestrata ai fini della "deprogrammazione" riportando una frattura del piede, suscitando la reazione di parlamentari di allora come Mauro Mellini) dovevano limitarsi a chiedere sostegno presso parlamentari del nostro paese per tentare di raggiungere la finalità politica, in questi anni è il governo francese, con un modello esportato poi in altri paesi come il Belgio, che oltre ad aver approvato norme contro la "manipolazione mentale" finanzia la lotta per la reintroduzione del reato di plagio delle associazioni FECRIS anche in Italia, con buona pace della Costituzione e anche della sovranità nazionale.

 

Il problema non è, infatti, solamente italiano, e non c’è da stupirsi del fatto che l’Economist  abbia celebrato questa vittoria dei diritti umani al Consiglio d’Europa come "un grande giorno negli annali dell’Assemblea", visto che il tentativo di esportazione del modello francese con le sue contraddizioni suscita preoccupazione per le libertà fondamentali in diversi paesi d’Europa oltre al nostro.

 

Eppure basterebbe che l’Italia guardasse alla sua storia recente: proprio in questi giorni ci ha lasciati Aldo Braibanti, protagonista dell’atroce vicenda giudiziaria che lo vide condannato per plagio a causa di una relazione omosessuale, provocando le reazioni di intellettuali, politici e giuristi come Marco Pannella, Mauro Mellini, Elsa Morante, Alberto Moravia, Dacia Maraini, Umberto Eco e Pier Paolo Pasolini.

 

Braibanti fu accusato in tribunale di "pervertimento demoniaco" e "omosessualità intellettuale";il presunto plagiato fu sequestrato, sottoposto ad elettroshock e gli fu persino vietata la lettura di libri pubblicati da meno di cento anni: anche Pannella fu denunciato, con l’accusa di calunnia e diffamazione a mezzo stampa.

 

Poi, l’abolizione del reato di plagio, ovvero ciò che i gruppi anti-sette oggi lamentano come un "vuoto legislativo" da riempire con nuove norme liberticide sul modello francese: questa volta il Consiglio d’Europa, anche grazie al lavoro di varie ONG, ha ribadito l’importanza dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ma bisogna vigilare affinché la tragedia di Braibanti non si ripeta mai più, tutelando il nostro ordinamento dai tentativi di reintroduzione della norma e da qualsiasi forma di limitazione della libertà di pensiero e di espressione.

 

Camillo Maffia

 

 



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