Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

18/11/19

Roma Pop City ’60 – ‘67


Categoria: MOSTRE
Pubblicato Sabato, 16 Luglio 2016 14:11
  • Giovanni Lauricella

100 opere esposte al MACRO rievocano un periodo di Roma disastroso. Si veniva con le ossa rotte dal più grosso conflitto mondiale mai affrontato prima, da cui gli italiani uscirono sconfitti e con strascichi di guerra civile malamente assopiti. Molti furono gli artisti che vollero rompere definitivamente con il passato, portando agli estremi quella che da Hitler fu definita come “arte degenerata”, per impattare violentemente sulla società allo scopo di imporre un cambiamento radicale, che doveva  evitarle di ricadere in errori del passato proponendo come antidoto la libertà estrema.

 

L’Art Club, del 1945, la mostra di via Aurora nel 1951 con Ettore Colla, Burri e Capogrossi, la mostra Arte Astratta e Concreta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma curata da Palma Bucarelli danno alla capitale un’importanza di notevoli proporzioni che però non convergeva con l’allora onnipotente P.C.I. legato alla strategia comunicativa figurativa del neo - realismo. Venne fuori un mix ben equilibrato con immagini di natura cinematografica e che risentivano dell’allora nascente televisione, che ben rimarca “Roma Pop City” con documentari e film (recuperati grazie al contributo del Centro Sperimentale di Cinematografia), tutti con indirizzo prevalentemente anti - U.S.A.

 

 

Il piano Marshall fece scoprire la nausea della società di massa ai numerosi maître a penser del tempo, con un avversione al consumismo, incuranti delle tristi condizioni in cui versavano le popolazioni (anni in cui gli italiani conobbero uno spaventoso boom di emigrazione). A tali tematiche una serie di artisti che si incontravano a piazza del Popolo diedero un connotato che negli anni successivi resterà di portata storica e nella memoria a cui diedero un nome che sembra traslato dalla “Scuola di via Cavour” di Scipione, Mafai ecc. avvenuto anni prima.

 

Un periodo in cui serpeggiava uno spaventoso malcontento che esploderà nel ’68 e poi culminerà con i bui e funesti “anni di piombo”, le opere esposte sono dal ’60 fino al ’67.

 

Anni che gli storici descrivono contraddittoriamente laddove per fortuna esistono documenti quali foto, riviste e filmati a smentirli: a tal proposito cito “Prima che la vita cambi noi” di Felice Persoli, storia di hippie milanesi, documentario proiettato recentemente alla Casa del Cinema che ben restituisce quella che era la condizione giovanile degli anni ’60, cioè di quando erano giovani anche gli artisti di piazza del Popolo.

 

 

Se si guardano i personaggi presenti nei documentari di Roma Pop City, si avverte quanto borghese fosse in realtà quel movimento culturale. Aristocratici di tutte le specie, finanche veri nobili, tutti in chiave snob e decadente, élite di Partito Comunista in chiave culturale - artistica che frequentavano, oltre a Rosati, i caffè di via Veneto e i migliori salotti bene romani dove si incontravano le star internazionali che avevano Roma come tappa d’obbligo. Roma era anche capitale mondiale del cinema, Cinecittà sfornava film in quantità inferiore solo ad Hollywood.

 

Una situazione non generalizzabile dove addirittura si atteggiavano ad artisti  underground quando non lo erano affatto e il documentario di  Felice Persoli lo spiega bene anche se il contesto è differente. Le opere esposte sono tante e includono fenomeni molteplici oltre gli artisti considerati come quelli di piazza del Popolo, tutti avvenuti a Roma negli anni ’60 – ’67.

 

 

Roma allora era come un altro pianeta rispetto ad adesso: con quella che viene definita Mafia-Capitale, con una nuova giunta che stenta a decollare: Roma Pop City è un contributo eroico in questo caldo devastante, che permetterà ai pochi che non resisteranno alla voglia di andare al mare di vedere una rassegna così importante e di ripercorrere al meglio la nostra storia culturale più recente. Le foto scattate recentemente al bar Rosati con le bancarelle di cineserie turistiche dicono molto di come consideriamo i luoghi di importanza culturale.

 

Nel catalogo (Manfredi editore) saranno presenti saggi inediti di: Nanni Balestrini, Lorenzo Canova, Laura Cherubini, Andrea Cortellessa, Claudio Crescentini, Alberto Dambruoso, Marco Di Capua, Costantino D’Orazio, Stefano Malatesta, Domenico Monetti, Raffaella Perna, Federica Pirani, Fabio Sargentini, Silvia Volpicelli. Oltre ad interviste inedite ad Achille Bonito Oliva e Lorenza Trucchi e la riproposizione di una intervista, ormai, storica (1990) di Maurizio Calvesi.

 

 

Roma Pop City ’60 – ‘67

Franco Angeli, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Titina Maselli, Fabio Mauri, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe Uncini.

Curatori Costantino D’Orazio, Claudio Crescentini, Federica Pirani.

 dal 13-7-2016 al 27-11-2016

MACRO - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA DI ROMA

Via Nizza, 138

 

 



Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Direttore Giuseppe Rippa, Redattore Capo Antonio Marulo, Webmaster: Roberto Granese
Iscr. e reg. Tribunale di Napoli n. 5208 del 13/4/2001 Responsabile secondo le vigenti norme sulla stampa: Danilo Borsò