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20/08/22

Russia on the road


Categoria: MOSTRE
Pubblicato Lunedì, 19 Ottobre 2015 00:38
  • Giovanni Lauricella

Siamo alle soglie del giubileo e iniziano le manifestazioni culturali per attrarre il movimento turistico che farà di Roma una meta di interesse mondiale.

 

Come sapete, molto si fa per tessere trame diplomatiche con paesi con i quali le relazioni politiche sono generalmente difficili, e forse non è un caso che la città di Roma celebri il giubileo con una grande mostra, “Russia on the road”, dedicata al ‘900 russo, un impegno così grosso che a memoria non si ricorda che sia accaduto prima. Ci sono volute la Crimeae la guerra in Siria per fare quello che nemmeno in passato è stato possibile fare, intendo al tempo del P.C.I., il più grande partito comunista occidentale.

 

Indubbiamente siamo di fronte alla cosiddetta arte di regime, accademica e tradizionalista quanto più non si può, ma comunque abbiamo visto una mostra piacevolissima e spettacolare per bellezza e grandezza dei quadri. Girando per i padiglioni del Palazzo delle Esposizioni, ti senti partecipe di una grandiosità russa che non avevi mai considerato, tanto da ricredersi su quella condanna espressa da Togliatti verso l’arte astratta fatta con un duro trafiletto su Rinascita contro gli astrattisti che avevano presentato una mostra a Bologna nel lontano 1948, in cui esprimeva con durezza paternalistica la sua condanna verso il gruppo degli “scarabocchi”.

 

Si può sempre essere stati fieri avversari di questa posizione comunista, di cui Guttuso fu il più alto esponente artistico nonché beneficiario, ma guardando quei quadri c’è, se non da ricredersi, almeno da riconsiderare il Neorealismo russo, ivi compreso il Futurismo, che da quelle parti, non incontrando problemi di rimozione politica, durò fino a tutti gli anni ’50 se non oltre, medium artistico particolarmente idoneo a inneggiare le prime esplorazioni spaziali, fatte in gara con quelle americane, e a rimarcare quella glorificazione del futuro che fece della Russia una  terra promessa per tutti i popoli oppressi.

 

Chissà quale soddisfazione avrebbe avuto Marinetti se fossero stati gli italiani a realizzare imprese e quadri del genere…

 

Un’offerta culturale molto consistente se si pensa che al Palazzo delle Esposizioni ci sono anche altre due belle mostre, una di pittura, sempre sul novecento ma europeo,“Impressionisti e moderni. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington” e un’altra,“Una dolce vita? Dal Liberty al Design italiano 1900-1940”, che vede esposti anche pittori e scultori, altrettanto piacevoli come quelli della mostra russa; non mi voglio dilungare qui sull’impressionismo, quando anche al Vittoriano si celebra una mostra simile, ma vorremmo solo segnalare per gli appassionati di storia che alla mostra del design ci sono dei video d’epoca dell’Istituto Luce dove si vedono la Biennale di Venezia di prima della seconda guerra mondiale e la quadriennale di Roma, ben più importante di quella di adesso, curata da Sironi.

 

Questo complesso di iniziative sembra lasciare ai margini quello che sta accadendo in Europa, come l’epica immigrazione che abbiamo avuto in questi ultimi tempi, un fenomeno che pare sia stato ignorato dalla Kultur.

 

Vero è che l’arte non ha niente a che vedere con lo spontaneismo, anzi segue rigide programmazioni che spesso sono più bloccanti che stimolanti del pensiero artistico; se poi si considera che per la realizzazione ci vogliono finanziamenti non da poco, è facile immaginarsi quali sono le conseguenze. Così a fronte della solennità e monumentalità della mostra sul novecento russo si vedono proliferare piccole mostre da parte di eroici artisti che con pochi mezzi realizzano mostre interessanti, come parte dell’installazione di Emotional Crisis di H.H. Lim allo Zoo Zone Art Forum dal 15 ottobre al 10 gennaio 2016, dove è presente  un tappeto (500×400) con stampe di immagini di immigrati stipati su un gommone e quella di Sarina Aletta al Corviale,dal 4 al 18 Novembre 2006 , Terra di nessuno e luoghi d’elezione.

 

Ricorrenti erano le sculture di ghiaccio che si scioglievano al sole come metafora per ricordare che il surriscaldamento della crosta terrestre è una minaccia pericolosa: se ricordate, si sono fatti molti grandi eventi sul cambiamento climatico al punto che, nonostante le resistenze, adesso è una verità consolidata mentre, polemicamente ma con la speranza di essere smentiti, possiamo dire che l’immigrazione non esiste vista la debole mobilitazione degli artisti per questo giubileo della misericordia che sarebbe stato la cornice ideale per questo tema epocale.

 

La poesia di Sarina Aletta recitata al Corviale spiega meglio di questo articolo il periodo che attraversiamo, un inno a tutti quelli che pagano dentro quelle che figurativamente chiama “gabbie”  lo scotto sociale dell’ineguaglianza, dell’emarginazione e dell’indifferenza.

 

Canzone

 

 Umiliati ingannati ingabbiati

guarderemo in alto

oltre orizzonti grigi di nebbia

lontani da ogni inganno

guarderemo in alto

oltre fameliche belve avide di sangue

verso campi d’amore coltivati a sogni

e guarderemo in alto verso i cieli dell’arte

oltre agguati di furibonde rabbie

e libere e liberi voleremo in alto

spezzando vecchie orrende arrugginite gabbie.        

 

Sarina Aletta

 

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Russia on the road

Dal 15 ottobre al 15 dicembre

Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

 



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