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01/06/20

Piero Manzoni 1933-1963


Categoria: MOSTRE
Pubblicato Venerdì, 06 Giugno 2014 18:38
  • Giovanni Lauricella

Fino al 2 Giugno si svolge a Milano l'antologica intitolata Piero Manzoni 1933-1963, inaugurata il 26 marzo scorso per i cinquanta anni dalla sua scomparsa, una mostra di 130 opere tra documenti, immagini e opere prestate da collezioni private, che ha diviso i critici così come nella vita aveva fatto l'artista stesso.

 

Troppe opere in un breve percorso nell'enorme palazzo Reale di Milano, forse a sottolineare che parimenti ristretta ne fu la produzione nella sua breve vita, ma che lascia molti punti insoluti quanto al giudizio sulla sua eredità artistica, nonostante che molto si sia detto e scritto su di lui.

 

Il problema è che nel tempo la sua figura è diventata sempre più ingombrante ed è destinata ad oscurare molti personaggi comparsi successivamente nella scena dell'arte.

 

Sì, perché per anni lo si è considerato come fenomeno di nicchia in un’ avanguardia che molto si prodigava in pittura e in scultura. Forse solo adesso che molti artisti hanno messo da parte pennello e scalpello ci si rende meglio conto di quanto sia stato grande questo artista.

 

Merda d’artista

"Contenuto netto gr. 30, conservata al naturale, prodotta e inscatolata nel maggio1961",  piccole e numerate da 1 a 90 con tanto di etichetta in italiano francese e tedesco. Achrome realizzate tra il 1957 e il 1963, opere bianche a dimostrare l'inutilità del colore.

 

Altra opera, a quel tempo non si conosceva l'appellativo performance, "Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni" invito a ‘divorare l’arte’, cioè a mangiare uova sode che aveva firmato con l’impronta del suo pollice destro. E Sculture viventi, persone appositamente intervenute per la mostra con certificato firmato di suo pugno; Umberto Eco figura tra le sue ‘opere’.

 

Piero Manzoni proseguì le innovazioni dei Futuristi e dei Dadaisti trasportandole in una dimensione nuova; possiamo ben dire che le rinnovò in un linguaggio più sciolto e disinibito, senza enfasi e sfruttando un uso dei media che di li a poco sarebbe stato alla base della audience di molti artisti. Ma la cosa che più di tutti rivoluzionò il quadro generale è l'annullamento di concetto di eternità dell'opera artistica e il suo trasferimento in quello dell' effimero, facendo dell'evento l'opera artistica in sé, sconvolgendo tutti i criteri di considerazione dell'arte, quale nel tempo si era consolidata nell'immaginario collettivo.

 

Piero Manzoni è stato un personaggio controcorrente

, l'emblema dell'outsider, un prototipo di artista che ha poco inciso la scena artistica dei suoi tempi, ma che ha creato uno sciame di artisti che ne hanno seguito le tracce sino a formare un linguaggio dell'arte che adesso riguarda tutti o quasi gli artisti contemporanei.

 

Una considerazione a parte dovrebbe essere fatta sullo spirito innovativo che animava gli anni '60, sulle speranze che direzionavano intere collettività ad obbiettivi mirati al cambiamento, un fenomeno che adesso viviamo in senso diametralmente opposto, un tema che lascio a sociologi e politologi di cui sempre meno si percepisce l'attendibilità nelle loro proiezioni future.

 

Una mostra siffatta avrebbe dovuto scatenare un dibattito enorme, mentre invece si limita ad una sterile celebrazione, come se fosse un ricordo di un artista che ha avuto la sfortuna di non esprimersi appieno per la sua morte prematura, quando invece in quei pochi anni di attività c'è già in atto tutto quello che riguarda l'attuale innovazione artistica.

 

Se si considera che già nel 1955 inizia a produrre opere a quel tempo inconsuete e nel 1956 pubblica il manifesto "Per la scoperta di una zona di immagini", breve testo anticipatore di molte delle sue opere, si capisce che tutto l'alone magico dato al '68, anno che gli storici e critici d'arte danno come spartiacque del cambiamento, viene a crollare, come pure tutti i personaggi all'occasione creati che hanno avuto una carriera ruggente proprio perché  sessantottini.

 

Verrebbe così a mancare il carisma di tanti che si fregiano di essere artisti rivoluzionari.

 

Piero Manzoni 1933-1963

Palazzo Reale, Milano

26 marzo – 2 giugno 2014

 

 



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