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01/06/20

I 'Sopralluoghi gratuiti' di Cosimo Angeleri


Categoria: MOSTRE
Pubblicato Martedì, 01 Aprile 2014 12:16
  • Giovanni Lauricella

Tre foto indicano il percorso artistico svolto da Cosimo Angeleri nella personale alla Galleria Minima, nel centro storico vicino a Campo de Fiori. Sono di formato non molto grande, hanno cioè le uniche misure possibili per una piccola galleria, Minima per l'appunto. Il titolo della mostra è "Sopralluoghi gratuiti II - Espero District" e intende dare un' interpretazione sintetico-architettonica di una periferia romana (quartiere Espero,vecchio nome auratico della zona Sacco Pastore/Aniene/Staz.Nomentana)

 

“Le figure- tracce sono oggetti trovati intrasportabili e arredo urbano metafisico e riquadrato” come dice il gallerista Mario Tosto. Cosimo Angeleri qui si rivela un attento indagatore di irrilevanti forme e colori. Come un alchimista che cerchi nell'inscrutabile e imperscrutabile le speranze di una nuova scoperta, che nel nostro caso è una nuova invenzione di visione, egli trova elementi improbabili e li trasforma in soggetti delle proprie analisi, dove ricrea un significato difficile da comprendersi perché parla di luoghi percepiti come lontani nell'immaginario collettivo, ma che puoi raggiungere se ti accosti alla sua fantasia.

 

Un tratto concettuale inedito che sostiene la visione del nuovo paesaggista, analitico e descrittivo insieme. Paradossalmente il fatto che le foto esposte sono poche sembra voler suggerire un' indicazione teorica , quale un'installazione concettuale, il che ti fa meditare sulle intenzioni dell'artista.

 

Una mostra che dopo averla vista ti fa sentire come se avessi assimilato un'ottica che ti permette di scrutare l'impercepibile; così la foto che ha fatto Angeleri fatto per ritrarre l'asfalto o la ruggine ti invita a guardare con occhi diversi le buche, che attualmente le strade romane hanno in un numero sempre maggiore, o le lamiere e i pali di metallo che affollano questa città dove i lavori sono perennemente in corso ecc.ecc. fino ad realizzare che un degrado diventa arredo urbano, uno spazio più metafisico di quanto la parola stessa lasci intendere.



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