Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

18/11/19

Giovanni Pennacchio – La vita di un compositore all’ombra di Leoncavallo di Paola Chillemi


Categoria: LIBRI
Pubblicato Martedì, 10 Settembre 2019 12:05
  • Elena Lattes

Nato a Napoli nell’aprile del 1878 e rimasto orfano molto piccolo, Giovanni Pennacchio, insieme a suo fratello, venne affidato dalla madre al Conservatorio di Santa Maria della Pietà presso il Convento dei Padri Celestini di San Pietro a Majellache ospitava i bambini in difficoltà economiche. Fu una fortuna, paradossalmente, per il piccolo Giovanni che in questo modo ebbe la possibilità di ricevere un’ottima educazione musicale.

 

A far conoscere la sua poco nota biografia è Paola Chillemi che ha pubblicato per la Casa editrice Zecchini “Giovanni Pennacchio – La vita di un compositore all’ombra di Leoncavallo”. L’autrice è la figlia del suo “ultimo affezionatissimo allievo”, Salvatore Chillemi, e ha deciso di rendergli omaggio, a distanza di quarant’anni dalla sua morte, ricostruendone il profilo con una dettagliatissima biografia.

 

Ha dunque raccolto ed elaborato armoniosamente i suoi ricordi di quando lei era bambina, dei numerosi documenti, delle testimonianze, dei carteggi e di tutto ciò che Pennacchio ha lasciato. Egli fu infatti  “un artista, un musicista, un compositore, un precoce talento (…) che era stato a fianco di illustrissimi uomini del suo tempo: PucciniMascagniLeoncavalloCarusoGiordanoCileaZandonaiRespighiLongo” e che collaborò con loro, guadagnandone profonda stima e grande fiducia. Nei suoi oltre cento anni di vita, fu testimone - e in parte protagonista – delle numerose tendenze musicali che si sono succedute in Italia.

 

Iniziò la sua carriera nell’ambiente militare: durante la leva obbligatoria passò prima da Appuntato Musicante nel 93° Reggimento Fanteria “con firma di anni cinque” a Caporale Musicante per divenire, poi nel 1897, ad appena diciannove anni, Capo Musica del Regio Esercito Italiano con grado di Sottotenente del 77° Reggimento Fanteria di Ravenna. 

 

Nel 1907 entrò a far parte della Commissione del Ministero della Guerra, formata per migliorare l’organizzazione strumentale e il repertorio musicale militare. Continuò poi a dirigere le bande cittadine di Firenze, Pistoia, Arezzo e Catania. Tenne concerti alla Scala dove conobbe Giulio Ricordi che lo assunse come  direttore delle pubblicazioni bandistiche. Compose le liriche, “Erica” e “Redenzione”.

 

La prima, richiesta in tutta Europa, vinse il concorso Mc Cormick, ma ebbe poca fortuna, soprattutto in Italia, poiché la sua rappresentazione fu impedita prima dallo scoppio della Grande Guerra e poi dai problemi finanziari e legali (dovuti alla scomparsa del mecenate Cleofonte Campanini). Tornò poi nell’esercito per partecipare alla prima guerra mondiale.

 

Per Leoncavallo, portò a termine l’”Edipo Re” e quando il famoso compositore gli affidò la copiatura e la stesura delle sue opere, nacque “un vero e proprio sodalizio, un’intesa di vedute e di ingegno,  una fiducia reciproca ed un affiatamento costante”.

 

Alla sua impulsività “Pennacchio opponeva, infatti, la sua rilassata pacatezza: alla caparbietà quasi autolesionistica di Leoncavallo egli rispondeva con docile flessibilità; alla suscettibilità del primo faceva da contrappeso la deliziosa autoironia del secondo; alla permalosità dell’uno si legava la bonaria e amabile pazienza dell’altro”.

 

Dal capitolo – il più lungo – dedicato all’intenso rapporto che durò fino alla morte dell’autore de “I Pagliacci”, si evince nel complesso che Leoncavallo non poté mai fare a meno dell’amicizia e della collaborazione di Pennacchio.

 

Quest’ultimo, d’altronde, era una persona curiosa e riflessiva che non si fermò mai nello studio, e nell’approfondimento: scoprì, per esempio, un “fenomeno acustico mai registrato prima negli strumenti d’ottone a forte conicità” e in un articolo che ripercorreva “la carriera luminosa di Giuseppe Verdi, (…) evidenziò l’importanza dell’essere multiformi e insaziabili del proprio sapere”.

 

Una persona, dunque, che, nonostante tutto, era molto modesta e austera e che, con tutta probabilità sarebbe finita nel dimenticatoio se la Chillemi non ne avesse pubblicata la prima e, ad oggi, unica biografia, arricchita dall’”analisi della produzione musicale” del musicologo Riccardo Viagrande.

 

 



Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Direttore Giuseppe Rippa, Redattore Capo Antonio Marulo, Webmaster: Roberto Granese
Iscr. e reg. Tribunale di Napoli n. 5208 del 13/4/2001 Responsabile secondo le vigenti norme sulla stampa: Danilo Borsò