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27/05/19

Grand Fillmore Hotel, un romanzo di Mattia Insolia. Dieci storie di straordinaria mediocrità


Pubblicato Martedì, 21 Aprile 2015 01:16

Mattia Insolia, nato a Catania nel 1995,ha già pubblicato vari racconti e nel 2014 ha vinto il Concorso Nazionale di narrativa breve "Liberestorie".  Grand Fillmore Hotel (Ginevra Bentivoglio Editoria), benché sia il suo primo romanzo, evidenzia una notevole maturità di stile, soprattutto se si considera la giovane età dell’autore.

 

Nella presentazione del libro si legge quanto segue: "Possono essere davvero particolari i legami che si creano tra gli ospiti di un hotel, completi sconosciuti che si ritrovano sotto uno stesso tetto. A volte accade che questi decidano di rimanerci, nell'hotel, mettendo radici in un mondo estraneo e anonimo che si trasforma in una nuova casa. E così le storie di straordinaria mediocrità di poche semplici persone si intrecciano per formare una fitta rete intessuta di memorie da dimenticare e ricordi da creare. Questo è quel che accade agli individui del Grand Fillmore Hotel, donne e uomini che intonano lo stesso canto, ma con voci diverse, come in un coro. E altrettanto diverse sono le facce di quella che siamo soliti chiamare verità, entità mutevole e figlia delle molteplici prospettive da cui è possibile osservarla: prospettive che sono in questo caso quelle dei dieci protagonisti delle storie che si incrociano tra le stanze del Grand Fillmore Hotel".

 

Nei 10 coinvolgenti capitoli del testo, ciascuno centrato su un personaggio - simbolo di una particolare condizione umana, con un linguaggio realistico, asciutto e crudo lo scrittore narra tutto lo squallore di dieci vite che s’intrecciano sullo sfondo di un grigio hotel: dieci personaggi descritti con pennellate essenziali e impietose.

 

In ogni capitolo, inoltre, risaltano in corsivo frasi che si ripetono in modo ossessivo per dar maggior rilievo ai problemi di ciascun personaggio: "Abbiamo bisogno di soldi o " ripete più volte la madre al piccolo Giorgio, costretto a prostituirsi; "E’ una debole, non ha spina dorsale". Vergogna!", mormora la gente criticando Andrea, la cameriera spesso  picchiata a sangue dal suo compagno; "Provarci non è abbastanza. Tu non sei abbastanza", rimugina  Gregorio pensando alle parole di un  padre opprimente; "Sta zitta, non fiatare. Tienilo per te. Finirà presto", si ripete Elsa, costretta dalla madre a prostituirsi con il figlio.

 

"Frega, ruba, imbroglia", borbotta Alex nella sua ferina arroganza; "Se gli altri non ti ascoltano, tu non parlare. Se fingono di ascoltare, tu fingi di parlare", è il life motive di Agnese per sopportare la solitudine; "Sei molto più cazzuta di tante persone", ripete Pia, la madre-megera di Elsa; "Non c’è più posto per te, ormai sei vecchia da buttare", pensaLoredana, ma ha ancora la capacità di reagire; "Se mi piace lo faccio", dice Pietro per mettere a tacere la sua coscienza; ed infine ecco Stanislao, l’unico che non ripete frasi ossessive e che fa intravedere un barlume di giustizia per chi è costretto a subire violenze  fin dall’infanzia.

 

Un libro amaro in cui si legge una strisciante denuncia dei mali della società: un racconto privo di toni enfatici, obiettivo e distaccato nella descrizione della realtà.

 

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 



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