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08/12/19

Ogm e cancro, i dubbi scientifici sulle ultime ricerche


Categoria: CRONACA
Pubblicato Venerdì, 21 Settembre 2012 15:04
  • Silvia Soligon

Più che un dibattito, quello sui rischi associati all'uso degli organismi geneticamente modificati (Ogm) sembra assumere sempre di più i toni di uno scontro tra chi cerca di capire se ci siano delle reali motivazioni che ne impediscano la coltivazioni e chi non li vuole, “punto e basta”. Tanto da arrivare a condurre esperimenti ed analisi statistiche ad hoc per dimostrare che, checché dicano gli studi condotti fino ad oggi, gli Ogm fanno male.

 

Osservando ciò che sta succedendo in questi giorni, viene spontaneo avere pensieri di questo tipo. Ad anni di distanza dal caso “farfalla Monarca” (quello, per intenderci, in cui il mais geneticamente modificato era stato accusato di mettere questo insetto a rischio di estinzione, salvo poi essere assolto dagli scienziati che smontarono pezzo per pezzo le ricerche che avevano sollevato la questione), ora a far discutere è uno studio francese che accusa gli Ogm di esporci al rischio di cancro. Dopo una prima fase (a dire il vero, piuttosto breve) in cui i detrattori delle piante geneticamente modificate hanno esultato per i risultati pubblicati sulla rivista Food and Chemical Toxicology da Gilles-Eric Séralini e colleghi dell'Università di Caen (Francia), gli entusiasmi sono stati smorzati dalle critiche della comunità scientifica.

 

Al di là delle posizioni ideologiche, gli scienziati hanno smontato pezzo per pezzo il lavoro di Séralini – peraltro noto fra i colleghi proprio per le sue posizioni anti-Ogm –, criticandone sia la metodologia, sia l'analisi dei dati. I ricercatori francesi hanno, infatti, concluso che un'alimentazione a base di mais transgenico, di mais transgenico trattato con l'erbicida cui la pianta è resistente o di solo erbicida aumenta l'incidenza di disturbi ormonali, al fegato e ai reni e di cancro, in particolare alla mammella.

 

Tom Sanders, esperto di nutrizione del King's college di Londra, ha però precisato che i ratti utilizzati in questi esperimenti sono già di per sé più predisposti a sviluppare questo tipo di tumore. Come ha spiegato Roberto Defez, ricercatore del Cnr di Napoli, in un'intervista a Salute24,  “l'81% di questi ratti sviluppa normalmente un tumore entro i 2 anni. Quindi ciò che si dovrebbe andare a misurare è capire se c'è stata una qualunque variazione dalle statistiche già note e pubblicate da tempo”.

 

Sanders ha spiegato anche che la comparsa dei tumori in questi ratti è più elevata se il mais di cui si nutrono è contaminato da una specie di fungo che causa proprio squilibri ormonali. Tuttavia, non si sa se il mais utilizzato in questo studio fosse contaminato o meno dal fungo responsabile degli squilibri.

 

Sia Sanders che Defez hanno criticato anche l'analisi dei dati, che non ha previsto l'uso dei metodi statistici utilizzati e riconosciuti validi dalla comunità scientifica. “Fare una statistica su 10 ratti nutriti per 2 anni è come fare un test sull’uomo nutrendolo con la stessa dieta per 40 anni – ha spiegato Defez -. Per giunta, senza un'interpretazione statistica dei dati: ciò indica come l’articolo posi su basi scientifiche molto fragili”.

 

A chiudere l'elenco delle critiche, i dubbi sul fatto che il consumo mais transgenico avrebbe avuto lo stesso effetto tossico dell'assunzione di erbicida. Come ha sottolineato Anthony Trewavas, biologo dell’Università di Edimburgo (Regno Unito) “è difficile pensare alla possibilità che un erbicida possa avere gli stessi identici effetti tossici di un tipo di mais i cui geni sono stati modificati per distruggere quello stesso erbicida”.

 

Non solo, come osservato anche da Defez, gli effetti peggiori non sono stati causati dalle dosi più alte di mais transgenico o di erbicida, ma da quelle più basse. Un effetto del tutto inusuale, ha spiegato Trewavas, “perché quasi tutti gli effetti tossici peggiorano con l’aumento delle dosi – aspetto, questo, considerato essenziale per dimostrare che un certo agente provoca un certo effetto”.

 

Alla luce di questi commenti sembra proprio che i ratti francesi stiano facendo la stessa fine delle farfalle Monarca uccise dal mais transgenico: immolati sull'altare dell'ideologia anti-Ogm.



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