Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
 





Home arrow Rubriche arrow Convegni arrow La condizione dell’Europa oggi
La condizione dell’Europa oggi PDF Stampa E-mail
venerdì 24 febbraio 2012

bandiere europa.jpgSeminario interno delle redazioni di Agenzia Radicale e di Quaderni Radicali

Le redazioni di Agenzia Radicale e di Quaderni Radicali hanno tenuto in questi giorni un seminario interno effettuando un approfondito esame storico politico della presente situazione dell’Europa, con particolare riferimento al progressivo deteriorarsi dei livelli della democrazia nei singoli paesi dell’Unione: era la preoccupazione di fondo che spingeva Altiero Spinelli a battersi per dar vita a una vera federazione, nella convinzione che altrimenti il futuro sarebbe stato quello dell’Italia dei secoli bui.

È stato così ricordato che nel continente europeo la democrazia si diffonde nei primi decenni del secolo decimonono in stretto rapporto con l’idea di nazione, un’idea che era però molto diversa da quella del secolo successivo, aperta, cioè, ai principi della fratellanza tra i popoli e all’aspirazione alla pace universale.

Ma questa idea di nazione, dopo la rivoluzione del 1848, quando in Francia la (seconda) Repubblica evolve rapidamente verso il secondo impero e l’Italia e la Germania raggiungono l’unità attraverso processi non rivoluzionari ma di intermediazioni diplomatiche e di interventi militari, subisce una progressiva (e rapida) trasformazione: viene infatti in primo piano il ruolo degli stati, i quali sono essi stessi a dar luogo a innovazioni istituzionali (in Italia Cavour, in Francia l’empire del secondo Napoleone che diventa libéral, in Germania e in Austria dove si insediano parlamenti eletti, anche se non regimi parlamentari)  ma danno vita parallelamente a una progressiva ripresa delle vecchie politiche di rivalità e di potenza che avevano caratterizzato i secoli precedenti, fino a che gli ultimi decenni del secolo e i primi anni del novecento presentano un quadro di competizioni di stampo imperialistico, che sfocerà nella prima guerra mondiale.

La cultura del decadentismo, poi, si ribella apertamente al razionalismo illuminista del pensiero democratico, mentre il liberalismo, già diventato strettamente liberal-nazionale, si trova ad essere attaccato sia sul piano economico (quanto ai principi della libera concorrenza, soppiantati dalle esigenze del protezionismo e dagli interventi dello stato per far fronte alle economie di guerra e alle necessità di superare le crisi economiche), sia su quello politico, perché il nazionalismo imperialista e militarista vede negli istituti della democrazia fonti di debolezza e di rinuncia, una mentalità imbelle e contraria agli ideali di predominio che lo animano.   

Le due guerre mondiali distruggono il primato dell’Europa nel mondo e vedono l’affermarsi di forzer antidemocratiche a partire dall’Italia, mentre i vent’anni dell’entre deux guerres registrano una valanga di errori e di cadute di attenzione che portano irrimediabilmente alla seconda guerra: la Germania non resta soltanto sconfitta, ma viene gravata di un peso insopportabile di riparazioni belliche (del resto la Prussia vincitrice della guerra del 1870 aveva fatto lo stesso con la Francia) e a questa pesantissima condizione si aggiungeranno i gravi riflessi della grande crisi economica a partire dal 1929: così si arriva alla presa del potere da parte di Hitler. Che persegue una politica di esasperate rivendicazioni nazionali e di intenso riarmo, mentre le democrazie occidentali restano alla finestra, incapaci di fermare la corsa folle del dittatore tedesco verso la guerra.

Il punto di svolta è segnato dal 1936, quando si verificano tre eventi del massimo rilievo: si conclude la guerra dell’Italia contro l’Etiopia, membro della Società delle nazioni; Francia e Inghilterra hanno sostanzialmente lasciato fare; la Germania  militarizza di nuovo la Renania, mentre il trattato di pace di Versailles lo impediva espressamente: nessuna reazione delle potenze democratiche occidentali; e infine il generalissimo Franco muove dal Marocco con i suoi militanti falangisti e con concreto sostegno di Italia e Germania per porre fine alla Repubblica Spagnola, mentre sostanzialmente Francia e Gran Bretagna non intervengono; qualcosa fa la Russia stalinista, alla quale però non sta bene la presenza nel governo della Repubblica spagnola di anarchici e trotskisti, che vengono eliminati.

Poi sarà l’Anschluss dell’Austria e la mutilazione della Cecoslovacchia, il patto Ribentropp/Molotov e la seconda guerra mondiale. Le democrazie non hanno fatto nulla di concreto per salvare la pace.

La seconda guerra è vinta da URSS e USA, gli stati nazionali europei sono rimasti duramente provati da un conflitto combattuto con le armi più moderne, la Germania è distrutta: ma il dopoguerra presenta un panorama certamente diverso dal passato. Gli Stati Uniti aiutano la ricostruzione con un vasto programma di aiuti e in Europa vengono messe da parte le vecchie rivalità per una politica di collaborazione e di integrazione che prende il nome di europeismo e prendono corpo nuove istituzioni. Queste istituzioni però nascono nella forma di trattati, cioè di rapporti fra stati e non di costituzioni (federali): il potere resta cioè negli stati nazionali, ai quali restano perciò ancorate le forze politiche, che ne cercano la conquista attraverso le elezioni. Su queste forze grava la responsabilità della tragedia della progressiva emarginazione delle democrazie europee nel nuovo quadro politico mondiale: dal 1945 in poi si registra progressivamente la fine del colonialismo, la formazione di nuovi stati ex coloniali, l’emergere di nuove grandi potenze, la dislocazione politica del comunismo (che, a cominciare dalla Russia di Stalin, non è più un movimento che mira all’emancipazione delle masse ma si trasforma in un poderoso meccanismo di modernizzazione e di industrializzazione forzata condotta con metodi terribilmente autoritari) e infine l’emergere di nuove istanze democratiche nei paesi musulmani.

L’Europa conosce un marcato avanzamento sul piano economico (esposta peraltro ai contraccolpi che si determinano nell’ambito di un’economia che assume caratteri sempre più decisamente globali: il più grave è quello attualmente in corso), ma resta silente e appartata dal questo complesso imponente di dinamiche, incapace anche di comprendere e più ancora di essere presente con la sua esperienza  bimillenaria; le sue democrazie deperiscono, si avvitano su loro stesse, sempre più incapaci di suscitare entusiasmi e reali capacità: i tentativi di politiche globali dei singoli stati si rivelano velleitari (come la storia dell’ultimo mezzo secolo ampiamente certifica).

Il seminario, introdotto da una relazione di Silvio Pergameno e da un intervento di Luigi O. Rintallo è stato concluso dal direttore di Agenzia Radicale  e di Quaderni Radicali, Giuseppe Rippa, con un articolato intervento sulla portata profonda e le conseguenze di questa fase di decadenza dell’Europa, dove la democrazia ha avuto le sue origini e il suo sviluppo storico: la forma di governo, i diritti dell’uomo e del cittadino civili, politici e sociali, le libertà, il giusto processo, l’aspirazione alla pace.

Nel nuovo quadro mondiale gli Stati Uniti d’America non sono certamente un paese in decadenza, ma il loro peso relativo oggi è altrettanto certamente ridimensionato: l’Europa diventa indispensabile, ma l’Europa non c’è La mancata unificazione dell’Europa, che ne causa l’assenza al livello degli scontri attuali, fa perciò gravare sulle forze politiche europee il peso di una responsabilità di portata storica.

L’assenza dell’Europa da un lato ha privato e sta privando l’emersione del terzo e del quarto mondo di una forte componente del pensiero democratico e dei valori che lo contraddistinguono: la prima emancipazione dal colonialismo di tanti e tanti popoli ha attraversato e sta attraversando fasi di autoritarismo violento e di conflitti sanguinosi dei quali si stenta a intravedere la fine, mentre poi la stessa evoluzione spirituale del continente sulla scia delle sue più vivaci tradizioni ristagna pesantemente e il benessere costruito rischia di essere compromesso dall’urto delle contingenze di mercati globalizzati senza regole, in mancanza di convergenze internazionali o comunque di soggetti istituzionali in grado di imporle.




Commenti (5)
16-04-2012 21:07
sDqYPtuT
2TMolJ , [url=http://aljwnqxucgbh.com/]aljwnqxucgbh[/url], [link=http://blkpkkvwqyyy.com/]blkpkkvwqyyy[/link], http://zuykbrnxahsg.com/
Scritto da ligjndregz
15-04-2012 15:09
dObArIKYXsMHvI
FuC42k lonqsksttroa
Scritto da sdrovv
15-04-2012 09:34
szRpOptkiVklFsQ
u0Nmw7 , [url=http://ssnwxccuoktd.com/]ssnwxccuoktd[/url], [link=http://igtqfsclrnac.com/]igtqfsclrnac[/link], http://ojlxbzwrxonp.com/
Scritto da lodixjyqq
14-04-2012 04:49
tarHWZZPQI
ZsBm0z sxrtfrfrpnqp
Scritto da srpwatddt
13-04-2012 09:56
MPBhaRrKbceskHXIY
Leggendo i vostri ceommnti mi viene voglia di rispondere parlando di me,della mia esperienza ma poi qualcosa mi trattiene. Vorrei dire solo che chi cresce con una madre che dice che quando un uomo entra dentro di te e8 sempre una violenza arriva a negarsi il piacere per paura della immaginaria prevaricazione. E cif2 conduce anche a ribellarsi al ruolo naturalmente passivo femminile perche8 comporta un totale abbandono fisico che la suddetta ragazza pensa di non potersi a nessun costo permettere. Poi alla fine, quando decide che e8 giunto il momento di provare il benedetto\maledetto sesso perche8 i suoi ormoni letteralmente la perseguitano,allora trova un ragazzo e scopre che la penetrazione e8 eccitante ma priva di carezze. La prestazione e8 eccellente ma senza sguardi parole emozioni. Al ragazzo e8 bastata la penetrazione,il ragazzo e8 anche riuscito a fermarsi, dicendole ma sei asciutta,cosec ti fai male ,ma solo per rivestirsi e andare via. La ragazza e8 rimasta sola e ha pensato che non lo richiamere0 e non fare0 pif9 sesso se non con qualcuno che sappia guardarla accarezzarla e baciarla. A tutti gli uomini assetati di fica dico che uno sguardo dolce puf2 fare molto pif9 del cialis. E la cosa assurda e8 che gli uomini sono meravigliosi e puri quando provano qualcosa e io li adoro per questo. Credetemi,ci provo davvero a vincere pregiudizi e paure indotte perche8 siete un tesoro sepolto che voglio disseppellire.
Scritto da Rie

Scrivi
Commenti ritenuti offensivi o spam verranno eliminati.

Nome Autore:
E-mail
Titolo commento:
Commento:

Copia il codice prima di inviare il commento:* Code

 
< Prec.   Pros. >
spacer.png, 0 kB



qr_ilmese_3_ritaglicopgrandesito.jpg


IL MESE n. 3 - nuovo
periodico online
di Quaderni Radicali
 

Ultimo numero di Quaderni Radicali

cop.qr.107.jpg
 

Abbonamenti

 

 


di presentazione

 
 

Arabidemocraticiliberali

arabilogo.gif

di ANNA
MAHJAR BARDUCCI


Nuova Agenzia Radicale - Supplemento telematico quotidiano di Quaderni Radicali
Direttore Giuseppe Rippa, Redattore Capo Antonio Marulo, Caposervizio Florence Ursino, Webmaster Ernesto Crocetti : Roberto Granese
Iscr. e reg. Tribunale di Napoli n. 5208 del 13/4/2001 Responsabile secondo le vigenti norme sulla stampa: Danilo Borsò