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Agora, cronaca annunciata della morte di una donna PDF Stampa E-mail
venerdì 02 aprile 2010

agora.jpgdi Paolo Izzo

Alessandria d'Egitto, fine IV secolo d. C., la piazza del Serapeo trasformata in un formicaio brulicante di figure nere impazzite: con questa immagine dall'alto, aerea, quasi satellitare, il regista Alejandro Amenábar ci rivela il significato più profondo del suo "Agora".

Uomini piccoli come insetti che devastano la Biblioteca alessandrina, distruggono ogni sapere e si uccidono tra loro, in un pianeta che diventa sempre più bello... man mano che ce ne si allontana. Quando il silenzio cresce. Quando la mente non è più affollata da astratte dispute su presunti dèi, ma torna a pensare senza credere. La mente di Ipazia, le sue idee, erano lì: lontane dal mondo delle formiche nere, in tenace, meravigliata osservazione di stelle erranti e movimenti rotazioni rivoluzioni. Sogno di bambina, sete di conoscenza di donna.

Questo il significato del film che finalmente (23 aprile) arriva in Italia, con un grave, sospetto ritardo: in nome delle religioni, dai secoli dei secoli, l'eccidio è la norma per imporre un dogma; il pensiero religioso sull'anima, da due millenni, si realizza nella strage dei corpi. E delle menti.

Eppure, oltre il significato, nel profondo, si trova sempre un senso, a voler cercarlo. Quel senso che forse è al di là dei cinque sensi della veglia, oltre la ragione. E il senso del film su Ipazia, il senso del perché qui in Italia, qui in Vaticano, non si deve sapere la storia di Ipazia, va oltre la teologia e la sua brutalità, va oltre la violenza delle religioni tutte.

Perché è l'immagine e l'identità di una donna, il vero centro di quella storia. Una donna bella e intelligente. Circondata da uomini. Irrazionale, testa tra le stelle per scoprire il cielo e piedi nudi sulla terra per saperne il moto, Ipazia è accerchiata da uomini: il padre Teone, che dice di amarla; i discepoli Oreste e Sinesio, che dicono di amarla; lo schiavo Davo, che dice di amarla. Poi ci sono quelli che la odiano palesemente, dal sanguinario vescovo Cirillo (oggi santo della chiesa cattolica!) ai "parabolani", braccio armato dell'amore cristiano (e il parallelo con gli odierni basij iraniani è d'obbligo); dai dignitari dell'Impero fino al popolo sottomesso di volta in volta a questo o a quel "leader"; dai pagani agli ebrei.

Tutti insieme, con amore, per amore, uccidono Ipazia. Perché donna, identità e immagine, bellezza e sapienza. Libertà e indipendenza. E non si limitano a ucciderla, tutti quegli uomini "innamorati", ma consentono anche che altri la facciano a pezzi, le cavino gli occhi, distruggano le sue invenzioni, brucino i suoi studi. In un'alleanza mostruosa di fede e ragione, la annullano, senza che ne possa rimanere traccia.

Ma una traccia, come il senso, rimane sempre, a voler cercarla. E ad Amenábar va riconosciuto il grandissimo merito di averla trovata e di averle dato... un senso. Per ringraziarlo andiamo a vedere il suo "Agora" ma poi, uscendo dalla sala, dedichiamo un pensiero alle donne belle e intelligenti, irrazionalità e fantasia, che a più di sedici secoli dalla morte di Ipazia, continuano a essere uccise di annullamento, da uomini che le odiano. E da uomini che dicono di amarle.




Commenti (7)
07-04-2010 13:39
Il film esce nelle sale italiane il 23 aprile. 
 
E' importantissimo dare un forte segnale di partecipazione all'evento, per dar modo di continuare a parlare di Ipazia e del suo pensiero. 
 
http://www.youtube.com/watch?v=Bbcc38SZELc
Scritto da Aldo
04-04-2010 22:35
Tra il dire e il fare...
...lo dicono e lo scrivono anche...  
Della bellissima teoria fagioliana, però, nella prassi poi, c'è ben poco...
Scritto da Martina
04-04-2010 18:23
...dicono di amarle
Bello e poetico. Un'altra dimostrazione che non sono necessarie le parole della ragione, che sanno solo indicare gli oggetti, per narrare un'opera come questa. Basta saper accarezzare le corde del pensiero e le parole, divenendo evocative, trasmettono il contenuto delle cose. Credo sia importante continuare a parlare di Ipazia, in questi modi, perchè la filosofa alessandrina rappresenta ciò che non è mai stato accettato dagli uomini, che dicono di amarle: l'identità al femminile.
Scritto da Gian Zarlo Zanon
04-04-2010 16:32
grazie
Commento molto bello...che da una luce nuova ed originale all'intreccio tra identità femminile e ricerca libera per comprendere qualcosa del mondo che ci circonda...infinita curiosità libera direi quasi...rispetto agli uomini che accettano i ruoli di potere...grazie
Scritto da Giovanna Campani
03-04-2010 17:13
grandioso
E' grande quello che sostieni rispetto alla donna rispetto all'identità
Scritto da Nina
03-04-2010 02:21
dopo 11...secoli...
"...poi, uscendo dalla sala, dedichiamo un pensiero alle donne belle e intelligenti, irrazionalità e fantasia, che a (più di sedici) secoli dalla morte di Ipazia, continuano a essere uccise di annullamento, da uomini che le odiano. E da uomini che dicono di amarle" 
(sic!)
Scritto da Dis-umanesimo
02-04-2010 21:41
Complimenti all'autore dell'articolo
E' magnifico! Complimenti davvero.
Scritto da silvia santarelli

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